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l’INTERVISTA

Felici: «La vittoria ci ha dato una scossa, la Triestina calcio con grinta è pronta per risalire»

Parla la più bella sorpresa dell’Unione: «Con Pavanel semplificati i concetti, cercherò di segnare di più»

Antonello Rodio
2 minuti di lettura

TRIESTE Finora Mattia Felici, romano classe 2001, è stato la più bella sorpresa della nuova Triestina, forse il giocatore alabardato più convincente in questo primo scorcio di campionato. Buon per l’Unione che gli ha fatto un contratto triennale, investendo molto su di lui. Andiamo alla scoperta di un ragazzo che grazie alle sue giocate ha già entusiasmato i tifosi.

Felici, come mai un ragazzo romano è finito a crescere nel settore giovanile del Lecce?

Ho iniziato a giocare a Roma con il Tor Tre Teste, il presidente del club era Fabio Liverani e quando l’hanno chiamato per fare l’allenatore del Lecce in serie C, mi ha voluto portare con lui. Avevo 16 anni, ho fatto subito metà anno in Primavera, poi mi ha portato in prima squadra e ho anche esordito in serie B a 17 anni.

In mezzo all’esperienza leccese, due prestiti al Palermo molto fortunati.

Sì, due promozioni. Nella prima dalla D alla C sono stato protagonista, lo scorso anno in serie C sono arrivato a gennaio e venivo da due infortuni, mi ero operato a spalla e piede, però ho fatto comunque 11 presenze. Quando sono arrivato eravamo settimi, ma siamo arrivati fino in fondo conquistando la serie B. Anche se a essere sinceri, contro la Triestina meritavano di passare il turno gli alabardati.

Poi in estate la chiamata a Trieste: come l’ha vissuta?

Mi hanno parlato tutti bene di Trieste, del presidente e del direttore. Mi ha chiamato lui al telefono e mi ha spiegato un bel progetto a lungo termine che mi ha convinto.

A tre mesi di distanza, soddisfatto della scelta?

Sì, a Trieste mi sono trovato subito benissimo, soprattutto a giocare in questo stadio splendido e con tifosi che ci hanno sempre incitato anche quando le cose non andavano bene. Ora la vittoria col Mantova è stata una bella scossa: siamo sempre lì in classifica, ma spero in un bel filotto che ci riporti a livelli alti e in zona play-off.

Come mai questa fatica iniziale della squadra?

Forse eravamo tutti nuovi, magari le idee con l’altro mister erano più complicate, con l’arrivo di Pavanel abbiamo un po’ semplificato le cose. Quella scorsa poi è stata la prima vera settimana di lavoro con lui, quando è arrivato avevamo tre partite in sette giorni e non avevamo ancora potuto allenarci sulle sue idee. La differenza principale è una semplificazione dei concetti, che per noi giocatori è positiva.

Tra esterno e seconda punta che ruolo preferisce?

Per me è uguale: seconda punta, esterno destro o sinistro, basta che sia zona offensiva mi piace tutto. Anche se nel 4-4-2 devi anche coprire, mentre da seconda punta, ruolo fatto 4-5 volte in passato, ovviamente puoi rientrare meno.

Che pregi e difetti si riconosce?

Il pregio è l’uno contro uno, i difetti la fase difensiva e inoltre devo passare prima la palla. Sono innamorato della palla e lo ammetto, me lo dice anche il mister: quando sono uno contro uno va bene che superi l’avversario, ma quando ho il raddoppio devo scaricare la palla. È dura entrare in quest’ottica, ma ci provo.

Un gol alla sua prima partita di campionato, poi più nulla: come mai?

Sotto porta mi manca l’ultimo passaggio o l’ultima giusta decisione. Serve ancora un po’ di lucidità in quella zona. Ma spero di farne presto altri.

Domani si va in casa della Pro Patria: che partita sarà?

Speriamo di arrivarci con la stessa determinazione dimostrata con il Mantova e di riuscire a portare punti a casa. In queste trasferte servono cattiveria e grinta, quello che ci è mancato nelle prime partite. E se andiamo in vantaggio, non ci dobbiamo abbassare tanto.

Un messaggio ai tifosi?

Li ringrazio perché pure quando stavamo andando male ci hanno sempre sostenuto non lasciando mai la curva vuota e cantando per 90 minuti. Poi se perdi in casa 0-3 a fine partita una contestazione è giusta, ma durante la partita tifano sempre.

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