In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni
memoria

Il ministro Piantedosi a Trieste rende omaggio alle vittime della Shoah

Trieste scelta dal Governo come uno dei fulcri delle celebrazioni per il Giorno della Memoria. Il ministro: “L’antisemitismo esiste e va tenuto lontano dalla vita civile”

Aggiornato alle 5 minuti di lettura

La consegna delle medaglie ai parenti delle vittime dell'Olocausto (Silvano)

 

TRIESTE Trieste, città da cui nel 1938 Benito Mussolini annunciò le leggi razziali, formalizzando di fatto l’inizio dell’orrore della Shoah in Italia, è stata scelta dal Governo come uno dei fulcri delle celebrazioni per il Giorno della Memoria, con cui ogni 27 gennaio si ricorda la Shoah.

Numerosi gli appuntamenti organizzati dal Viminale e dalla Prefettura di Trieste, previsti nel corso della giornata di oggi, 24 gennaio, dalle 11 del mattino fino al pomeriggio, alla presenta del ministro degli Interni Piantedosi.

Memoria il ministro Piantedosi a Trieste: "Tenere lontano l'antisemitismo da vita civile"

In mattinata la scaletta è iniziata alle 11, con un convegno nel salone di rappresentanza del Palazzo del Governo, alla presenza del prefetto Pietro Signoriello e con una lunga lista di interventi.

In Prefettura la consegna delle medaglie a cinque famigliari delle vittime dell’Olocausto 

Il ministro Piantedosi ha consegnato le medaglie da parte a cinque familiari delle vittime dell’Olocausto.

L’intervento del ministro Piantedosi: «Trieste, luogo simbolo della memoria dove venne annunciato l’orrore delle leggi razziali e venne fatta la prima deportazione di ebrei italiani ad Auschwitz»

Piantedosi ha anche parlato dell’antisemitismo al giorno d’oggi: «I casi registrati, anche di denuncia dell'attività delle forze di polizia» sono un segnale che l'antisemitismo in Italia «esiste, in maniera più o meno consapevole da chi lo pone in essere, comunque come fenomeno che alimenta in qualche modo l'odio, quasi una sorta di propensione naturale verso l'odio da parte di alcuni. Sicuramente l'antisemitismo esiste», anche se è «minoritario, ma anche un solo caso dovrà essere sempre tenuto lontano dalla nostra vita civile».

«Trieste - ha osservato a margine della cerimonia in Prefettura - è una città simbolo della memoria, è il luogo in cui fu annunciato l'orrore delle leggi razziali e dove fu fatta la prima deportazione di ebrei italiani ad Auschwitz. Il momento di ricordo deve essere un momento di rilancio di valori che sono sottesi a questo ricordo».

Secondo il ministro, «la memoria è una componente essenziale per mantenere alta l'attenzione. La memoria si deve trasformare in una diffusione di valori della collettività. Ci deve essere un tessuto culturale e istituzionale sempre a presidio del fatto che questo non succeda mai più, che la discriminazione abbia sempre meno terreno fertile. E lo si fa anche e soprattutto dal punto di vista culturale mantenendo viva la memoria e trasformandola in una insieme di valori su cui si fonda la civiltà democratica a cui apparteniamo».

L’intervento della presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni: «Il Giorno della Memoria è assunzione di responsabilità»

«Il Giorno della Memoria non è un momento dedicato alla carezza compassionevole verso gli ebrei: è un giorno di assunzione di responsabilità per tutti, cittadini e istituzioni, centrali e locali». Lo ha detto la presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, intervenendo al convegno promosso in Prefettura. «Shoah non è solo Germania e nazisti, è anche Italia e fascismo», ha aggiunto.

«Le leggi antiebraiche - ancora Di Segni - furono annunciate qui a Trieste 85 anni fa. Un discorso folle dalla prima parola all'ultima. Ma la piazza gremita inneggiava e applaudiva. Oggi ci sembra una visione delirante che mai potrebbe avvenire su una piazza italiana, nè di quelle virtuali. Perchè allora quel che sembra impossibile è avvenuto? Perche è avvenuto! Come ci si relaziona con questo passato e cosa si è fatto negli 85 anni da allora per essere convinti che mai più possa succedere? Non solo mai più lo sterminio ma anche mai più una piazza che inneggia a parole di odio». «È importante capire - ha aggiunto - che la Shoah non è solo Germania, Auschwitz, nazisti. È anche Italia in ogni via e piazza. Italiani e soprattutto regime fascista. È anche capire - e agire di coerenza conseguente - che il fascismo e la Rsi dal '43 non erano solo un male per gli ebrei ma un male per l'Italia tutta». Oggi, ha ribadito Di Segni, è «giorno di memoria e giorno di responsabilità e l'Ucei assieme a tutte le istituzioni proseguirà nell'impegno per ribadire ed esigere coerenza se avanti si vuol andare nella costruzione di un Paese che riabbraccia quel concetto di patria». 

L'intervento della Capogruppo Pd alla Camera Serracchiani: «E’ l’ora si un esame di coscienza»

«Viene il momento in cui un popolo deve guardarsi allo specchio senza giustificazioni né riserve, viene l'ora di un sincero esame di coscienza etico e storico, viene il giorno in cui dobbiamo riconoscere che il male non è venuto solo da fuori. Bisogna dire senza esitazioni che i nostri fratelli ebrei, assieme a minoranze etniche e di genere, disabili, oppositori politici, furono perseguitati con l'operosa e spesso interessata collaborazione di Italiani, che non furono 'brava gente ma complici». È la riflessione della presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani, oggi in Prefettura a Trieste per la consegna da parte del ministro Matteo Piantedosi delle medaglie d'onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati nei lager nazisti e ai familiari deceduti, nell'85/mo dell'annuncio delle leggi razziali da parte di Mussolini in piazza Unità d'Italia. «Doverosa e ineludibile la memoria - sottolinea Serracchiani - della pianificazione e distruzione di milioni di vite ad opera della macchina sterminatrice nazifascista. Le Istituzioni italiane sono partecipi di questa custodia memoriale e della vigilanza profusa nei confronti di ogni rigurgito d'intolleranza, di negazionismo e anche di aperto antisemitismo. Essere a Trieste a ricordare la Shoah - ha puntualizzato la capogruppo dem - ha un significato particolare, per la storia tormentata che ne ha inciso la coscienza e anche tragicamente diviso le comunità e le memorie, ora in cammino verso una pacificazione tenacemente ricercata».

L’intervento del Presidente della Regione Fedriga: «L’antisemitismo esiste e va contrastato»

- «Le iniziative che si svolgono a Trieste, città simbolo della Memoria, non possono essere solo un momento per ricordare i drammi vissuti dalla comunità ebraica e da tutti i cittadini di religione ebraica, perché la verità è che oggi l'antisemitismo esiste ancora e si nasconde dietro alcune posizioni violentemente antisioniste. Il contrasto feroce allo Stato di Israele spesso non ha infatti radici solo politiche ma nasconde un contrasto etnico. L'antisionismo che vediamo diffondersi nelle nostre comunità deve quindi trovare un netto contrasto, perché c'è una profonda differenza tra avere un confronto politico e sprofondare nell'antisemitismo». Lo ha affermato il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, durante il convegno «1938-1945. La persecuzione degli Ebrei in Italia e a Trieste. Documenti per una Storia», tenutosi in Prefettura a Trieste prima dell'inaugurazione dell'omonima mostra allestita alla Camera di commercio della Venezia Giulia. «Si tratta di un messaggio chiaro - ha aggiunto Fedriga - senza possibili interpretazioni, che tutte le istituzioni devono lanciare e condividere, perché chi si nasconde nel non detto non è realmente al servizio di libertà, democrazia e pace, valori fondanti del nostro territorio». Fedriga ha poi sottolineato che «il Fvg ha un rapporto stretto con Israele che non è solo economico ma anche culturale. Eventi come quello odierno sono fondamentali per proseguire sul cammino di collaborazione e amicizia intrapreso dalla Regione e che sta portando reciproci vantaggi». 

Foto Silvano

 

Alla conferenza è seguito un momento dalla forte valenza simbolica, con tutti i rappresentanti delle Istituzioni, nazionali e locali, insieme ai referenti della Comunità ebraica riuniti per una sosta in piazza Unità, per un omaggio alle vittime della Shoah sotto i portici del Municipio, davanti alla lapide commemorativa dell’annuncio delle leggi razziali apposta cinque anni fa, in occasione dell’ottantesimo anniversario.

Nell’atrio della Camera di commercio è stata poi inaugurata la mostra documentale “1938-1945. La persecuzione degli Ebrei in Italia e a Trieste. Documenti per una Storia”.

Foto Silvano

 

La rassegna include testi e foto d’epoca messi a disposizione dal Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano e altra documentazione di rilevanza storica fornita dall’Archivio di Stato di Trieste.

Alle il trasferimento nella sede del Museo ebraico di Trieste per visitare un’altra esposizione, “Dipingere per ricordare”.

L’ultimo appuntamento della densa giornata si tiene nella Risiera di San Sabba, con una visita assieme al ministro Piantedosi e agli altri rappresentanti istituzionali in uno dei luoghi più atroci della storia, complessa, di questa città simbolo.

L’assessore regionale alle Autonomie locali Roberti: «Leggi razziali tra le pagine più cupe»

«La visita del ministro Piantedosi alla risiera di San Sabba, a Trieste, a pochi giorni dalle celebrazioni per il Giorno della Memoria, conferma l’attenzione posta dal Governo alla nostra città e al Friuli Venezia Giulia».

Lo ha detto l’assessore regionale alle Autonomie locali e sicurezza Pierpaolo Roberti a margine della visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi all’unico campo di sterminio nazista sul suolo italiano, oggi trasformato in struttura museale. «L’introduzione delle leggi razziali, annunciate proprio a Trieste da Mussolini, e la Shoah rappresentano una delle pagine più cupe della storia del nostro Paese e dell’intera Europa - ha spiegato Roberti -. La Comunità ebraica è una parte importante del complesso affresco di etnie, culture e credo religiosi che nei secoli hanno dato vita alla città che oggi è il nostro capoluogo regionale. Proprio quella comunità ha pagato un tributo altissimo in vite umane alla follia nazista, una tragedia che è giusto ricordare per evitare che possa ripetersi».

I commenti dei lettori