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Marco Cavallo, simbolo della rivoluzione basagliana, torna in viaggio per protesta contro lo sfratto da Muggia

Lunedì all’Ariston proiezione del documentario del 2014 firmato da Erika Rossi e incontro aperto a tutti del Coordinamento per la difesa della sanità pubblica

Giulia Basso
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

TRIESTE «Marco Cavallo è necessario oggi tanto quanto lo è stato un tempo. Non è corretto trattarlo unicamente come simbolo di un certo momento storico, perché è la metafora di diritti che verranno sempre chiamati in causa dalle associazioni di parenti, di operatori e di persone che vivono in prima persona il tema della salute mentale. La sanità pubblica e la salute mentale vanno difese continuamente e strenuamente».

A parlare è Erika Rossi, regista de “Il viaggio di Marco Cavallo”, documentario prodotto da Collana 180-Edizioni alphabeta Verlag che racconta il pellegrinaggio di oltre 4mila km che la statua fece nel 2014 per chiedere la chiusura degli ospedali psichiatrici e l’apertura sulle 24 ore dei dei Centri di salute mentale.

Alla luce degli ultimi fatti d’attualità, di quello “sfratto” del cavallo simbolo della rivoluzione basagliana dai magazzini comunali a opera del sindaco leghista di Muggia Paolo Polidori, la regista ha proposto di organizzare un incontro durante il quale riproiettare il suo film. Detto fatto.

Il Coordinamento per la difesa della sanità pubblica, che a Trieste raccoglie circa un centinaio di associazioni legate a quest’ambito, si riunirà, insieme a tutti coloro che vorranno partecipare, lunedì alle 17.30 al cinema Ariston, per assistere alla proiezione del documentario dedicato alle battaglie di Marco Cavallo e al dibattito che seguirà, a cura di Franco Rotelli e Peppe Dell’Acqua.

«Chi è legato ai temi della salute mentale e conosce il valore della statua, ne ha coscienza profonda, non ha potuto rimanere indifferente allo sfratto del cavallo. E sono moltissime, in tutt’Italia, le persone con questa consapevolezza - commenta Erika Rossi -. Semmai il paradosso è un altro, cioè che spesso questo sentire manchi proprio nella città di Marco Cavallo, la nostra».

In tutto lo Stivale si sono susseguite offerte d’accoglienza, e la stampa italiana, a partire da Pif che su Radio Capital ha voluto intervistare Polidori sulla questione, si è schierata apertamente a fianco di questo simbolo blu della caduta dei muri, fisici e mentali, nei confronti del diverso. Un simbolo di libertà e di eguaglianza, di diritti di tutti, che dopo essere stato allontanato dai magazzini comunali di Muggia come un pacco indesiderato ha ricominciato il suo viaggio in giro per l’Italia. Prima tappa Volterra, dove è stato accolto con entusiasmo da migliaia di persone. Quindi Bologna e un’altra decina di città e associazioni, fino ad arrivare in Calabria e forse, a fine anno, anche in Sicilia.

Perché dal 1973 a oggi, sottolinea Erika Rossi, Marco Cavallo non ha mai smesso di viaggiare. Per questo lunedì, dallo schermo del cinema Ariston, racconterà, ancora una volta, le sue battaglie antiche e quotidiane. «Quanto sta accadendo, non solo sul fronte delle politiche, delle culture e delle attenzioni per le persone che vivono l’esperienza del disturbo mentale, ma anche e soprattutto nel campo del sistema sanitario pubblico, è quanto durante questo lungo viaggio iniziato lo scorso giugno il cavallo sta raccontando sulle piazze del Paese», dicono dal Coordinamento, ricordando come le nuove politiche sanitarie, nel segno della privatizzazione e della noncuranza per la medicina territoriale, abbiano già portato alla mobilitazione di centinaia di operatori, cittadini e familiari non solo a Trieste e nella nostra regione, ma in tutto il Paese.

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