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Ici da pagare al Comune di Trieste, le suore Canossiane vincono in appello e l’ente ricorre in Cassazione

Il Comune ricorre in Cassazione al fine di evitare «un precedente pericoloso per il bilancio»

Massimo Greco
1 minuto di lettura

TRIESTE Il Municipio non intende andare a Canossa ... ma Everest Bertoli, assessore comunale leghista al Bilancio, non nasconde una certa preoccupazione: «Dobbiamo assolutamente andare in Cassazione, altrimenti si rischia un pericoloso precedente, con possibili conseguenze sugli introiti tributari. Si tratta di difendere il bilancio».

Da cosa? Da una sentenza della Corte di giustizia tributaria di secondo grado Fvg (l’ex commissione tributaria regionale), pronunciata e depositata lo scorso settembre, che in sostanza dà ragione alla casa primaria in Treviso dell’istituto Figlie della carità canossiane, proprietaria dell’asilo operante in via Rossetti 66 da oltre novant’anni.

Le Canossiane non ritengono di dover pagare l’imposta Ici relativa agli anni 2010-11, per cui hanno impugnato l’avviso di accertamento (del quale non è nota l’entità). Hanno perso avanti la Commissione provinciale (attuale Corte di giustizia tributaria di primo grado) ma - come abbiamo visto - hanno prevalso in appello.

Il Comune non ci sta e, mediante una delibera illustrata dallo stesso Bertoli, ricorrerà in Cassazione, affidando il proprio patrocinio allo studio genovese Uckmar, un vero e proprio consulente della civica amministrazione in ambito fiscale, dato che la tutela anche su un’altra delicata questione, l’Imu sugli operatori portuali. Sarà l’immancabile avvocato Caterina Corrado Oliva ad occuparsi della pratica, per un onorario tutto compreso pari a 10.516 euro.

Gli argomenti favorevoli al ricorso alla Suprema corte sono due. Il primo: la sentenza della Corte tributaria di secondo grado «risulta in totale discrepanza con gli indirizzi giurisprudenziali consolidati di Cassazione in materia di Ici e Imu». Il secondo: se la sentenza favorevole alle Canossiane dovesse passare in giudicato, non vi sarebbe solo l’esenzione dell’Ici relativamente al biennio 2010-11, ma un riflesso a cascata negativo riguardo l’Imu sulle annualità successive.

«Un precedente - riporta la delibera bertoliana - che andrebbe a inficiare il lavoro sinora svolto dall’ente in tema di assoggettamento all’imposta degli enti ecclesiastici». Ed ecco la duplice ragione che motiva il Comune «in difesa dei propri interessi erariali in contestazione».

Questa vicenda ha origine dalle frequenti tensioni tra pubbliche istituzioni ed enti ecclesiastici in tema di tassazione sui beni. La sentenza 13971/2016 della Cassazione aveva puntualizzato che l’esenzione scatta per i luoghi destinati al culto, alla cura delle anime, alla formazione del clero, alla catechesi, a scopi missionari. Ma non qualora l’immobile divenga fattore reddituale (strutture ricettive, sport, assistenza ai pellegrini, bar e ristoranti).

Non è la prima volta che un’amministrazione Dipiazza si trova ad affrontare un contenzioso di tale natura: nell’estate 2017, durante il terzo mandato, fu la Provincia di Venezia della Compagnia di Gesù a ricorrere contro un paio di accertamenti che riguardavano il compendio di Villa Ara in Monte Cengio.

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