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A Trieste il corteo dei No pass contro la guerra e i vaccini

La manifestazione è partita da largo Riborgo intorno alle 15.30. Presenti all’incirca 250 persone

francesco codagnone
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

Foto Lasorte

 

TRIESTE «Ieri il vaccino, oggi la guerra. Domani, chissà». Circa 250 persone in strada al grido «No alla guerra, no al Green pass»: il popolo contrario al certificato verde e ai vaccini sabato pomeriggio è tornato, ancora una volta, in corteo.

Alla vigilia della prima sentenza della Corte costituzionale sull’obbligo vaccinale, prevista per mercoledì 30 novembre prossimo venturo, il Comitato No Green pass è tornato a manifestare per le vie di Trieste, con l'adesione della Tavola per la pace e del Comitato di liberazione nazionale, fra gli altri.

Un centinaio di persone si sono date appuntamento alle 15.30 circa in largo Riborgo, formando un corteo che, scortato dalla polizia, si è diretto verso corso Italia, piazza Goldoni, via Carducci e via Ghega. Da lì è passato in via Roma, quindi in via Milano e via del Coroneo, mandando il tilt il traffico del sabato pomeriggio.

Il numero dei manifestanti è via via aumentato con il passare del tempo, raggiungendo un massimo di 250 persone durante il cuore della manifestazione. Numeri modesti rispetto ai cortei fiume dello scorso anno, quando il popolo No Green pass riusciva a raccogliere in protesta migliaia di persone, trascinando Trieste sulle prime pagine di tutti i media non solo nazionali.

«Disertiamo la guerra e il Green pass» è stato il coro più volte scandito dalla folla. E poi i soliti: «Ora e sempre resistenza», «La gente come noi non molla mai», e così via. Non sono mancati neanche: «Dopo la pandemia ci portano in guerra» e «Stop alle sanzioni contro la Russia». E, ovviamente, molte bandiere della pace.

Durante la sfilata il dito è stato più volte puntato contro le istituzioni. La lista è lunga: la presidente del Consiglio Meloni e l’ex presidente Draghi, l’ex ministro della Salute Speranza, il sindaco Dipiazza, ma anche la Polizia e i giornalisti, additati come «venduti» e «mercenari».

Infine, il presidente dell’Ucraina Zelensky, definito «criminale». Non solo: nel mirino anche, tra gli altri, Bill Gates, i social network, la didattica a distanza e il mondo digitale in generale. Il serpentone si è disperso in Foro Ulpiano, dinanzi al Tribunale, tra gli ultimi interventi e qualche raffica di bora, decretando la fine del corteo dopo circa due ore di cammino.

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