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Tra guerra e pandemia: sabato nuovo corteo a Trieste

L’iniziativa lanciata ieri sotto la prefettura

Francesco Bercic
1 minuto di lettura
Il sit-in di ieri. Andrea Lasorte 

TRIESTE Domani (sabato 26 novembre) a partire dalle 15 si terrà un nuovo corteo indetto dal movimento No pass, con la partecipazione fra gli altri della Tavola per la pace e del Comitato di liberazione nazionale. La manifestazione, che partirà da largo Riborgo e si concluderà a Foro Ulpiano davanti al Tribunale, è stata annunciata ieri mattina sotto il palazzo della Prefettura di piazza Unità nel corso di una breve conferenza stampa.

«Il tema che unisce la protesta delle diverse organizzazioni – ha spiegato Alessandro Capuzzo della Tavola per la pace – è l’emergenzialismo, che accomuna la guerra in Ucraina e la gestione della pandemia. Riteniamo ci sia una tendenza da parte dei governi occidentali ad aggravare le contraddizioni, a discapito delle masse e soprattutto dei lavoratori».

Il corteo di sabato segue la recente richiesta ai prefetti di Trieste e di Pordenone – città in cui ieri si è tenuta un’altra conferenza stampa in contemporanea – di rilascio dei piani di emergenza nucleare per la base di Aviano e per il porto di Trieste.

«I cittadini devono essere informati su quanto sta accadendo in Ucraina – ha proseguito Capuzzo – ma anche in altri luoghi rischiosi come i Balcani».

Secondo il parere del Cln, come si legge nel volantino distribuito anche ieri, il governo italiano sta sostenendo «un conflitto tra due nazioni alle quali non è legato da nessun patto o accordo internazionale». Fra le altre richieste che verranno annunciate domani figura anche la necessità di predisporre un monitoraggio periodico del livello di radiazioni nel suolo regionale e nelle acque marine vicine alla costa.

Il prossimo martedì dalle 20.30 lo stesso movimento No pass coordinerà una nuova manifestazione in piazza della Borsa, alla vigilia della prima sentenza della Corte costituzionale sull’obbligo vaccinale. Per l’occasione verranno accesi dei lumini e delle fiaccole, come «simbolo di protesta non violenta»

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