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Riaperte le indagini su Unabomber: ecco il deposito che può nascondere gli indizi

Entro una decina di giorni la Procura di Trieste, che ha deciso di riaprire l’indagine, trasferirà i materiali nel palazzo di Giustizia

Laura Tonero Gianpaolo Sarti
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

TRIESTE In quegli spazi del porto di Trieste dove il Tribunale conserva i reperti dei casi attribuiti a Unabomber, potrebbe celarsi la traccia capace di imprimere la svolta al mistero. E dare così un volto al bombarolo che tra il 1994 e il 2006 terrorizzò il Friuli Venezia Giulia e il Veneto. La Procura di Trieste, che ha deciso di riaprire le indagini, in queste ore sta predisponendo il trasloco che entro una decina di giorni trasferirà il materiale dall’archivio ricavato tra gli spazi del porto a una stanza del palazzo di Giustizia. Ci sono scatoloni pieni di documenti, faldoni, e poi capi di abbigliamento delle vittime; ordigni inesplosi e frammenti di quelli che invece riuscirono a colpire; c’è l’inginocchiatoio che fu usato per nascondere una delle bombe; e poi i reperti organici, quelli che oggi potrebbero raccontare più di quanto hanno fatto in passato.

L’11 ottobre scorso a visionare quel materiale sono stati Marco Maisano e Ettore Mengozzi, che con Francesco Bozzi stavano lavoravano per OnePodcast (l’iniziativa audio del gruppo Gedi), e nello specifico al podcast “Fantasma – Il caso Unabomber”. Il giornalista Maisano - che assieme a due delle vittime di Unabomber, Francesca Girardi e Greta Momesso, ha inviato alla Procura di Trieste l’istanza per chiedere la riapertura delle indagini - racconta di aver visto «una scatola contenente i vestiti di alcune vittime, faldoni su faldoni su Elvo Zornitta; e ho ascoltato tra l’altro tante intercettazioni. In quegli scatoloni sono conservate molte foto interessanti di cui parlerò nella puntata del podcast che verrà pubblicata domani, 24 novembre».

Tra i reperti, a colpire particolarmente Maisano - come raccontato dal Piccolo - sono stati i reperti organici: capelli, peli. «In quegli spazi del porto - continua il giornalista - ho visto anche il tubo-bomba di Bibione, quello trovato sulla spiaggia da Guerrino Bernardo». Era il 4 agosto 1996, una domenica di piena alta stagione. Alle 6 del mattino in spiaggia l’uomo raccoglie un tubo, ne svita un’estremità, viene sorpreso da una piccola fiammata. Butta l’oggetto in un cassonetto pensando alla bravata di qualche ragazzo. Segnala quell’oggetto ai carabinieri solo la sera, quando viene a conoscenza di un episodio simile, ma dagli esiti molto più seri, avvenuto a Lignano. Già, perché nella notte tra il 3 e il 4 agosto di quell’anno il bombarolo di ordigni ne aveva piazzati due. A Lignano aveva nascosto la bomba in un ombrellone. L’esplosione causò gravi lesioni alla mano destra e la recisione dell'arteria femorale a un turista di Domodossola. L'episodio, unito al caso di Bibione, scatenò il panico della popolazione, di villeggianti e operatori turistici. Una falsa rivendicazione fece rivalutare l'ipotesi terroristica, mandando sotto inchiesta un insegnante di Tolmezzo, Andrea Agostinis, poi totalmente scagionato. Di lì a poco la momentanea interruzione degli attentati aprì invece gli scenari della pista militare. L’attenzione venne rivolta su Elvo Zornitta nel 2004.

In regione, oltre che a Lignano, Unabomber ha colpito nel tempo a Sacile, Pordenone, Azzano Decimo, Aviano, Porcia, Cordenons. Ora dunque i reperti verranno passati al setaccio dagli investigatori coordinati dal procuratore capo Antonio De Nicolo e dal sostituto procuratore Federico Frezza, coassegnatari del fascicolo che sarà aperto a carico di ignoti e riaprirà le indagini.

Nel frattempo il gip del Tribunale di Trieste, Luigi Dainotti, ha autorizzato l'apertura delle indagini sul caso, come richiesto appunto dalla Procura. A quanto si apprende, per ora il via libera è stato concesso per un fascicolo in particolare. Non è ancora chiaro quale: gli inquirenti in questa fase preferiscono mantenere il massimo riserbo vista la delicatezza. Come emerso in questi giorni, la Procura - che a differenza di allora può contare sulla Banca dati del Dna - verificherà se da tutto il materiale organico allora repertato è stato estratto o meno il Dna. Constatando inoltre se ci siano reperti che coi passi avanti fatti dalla scienza e dalla tecnologia possano fornire indizi inediti, utili a dare un volto a Unabomber.

Ma Unabomber ha un solo volto, o a costruire e a sistemare quegli ordigni sono state nel tempo persone diverse? Nella richiesta di archiviazione presentata dal pm Frezza il 30 dicembre 2008 per mancanza di «elementi sufficienti per sostenere l'accusa in giudizio nei riguardi di Zornitta», e accolta tre mesi dopo dal gip Enzo Truncellito, il pubblico ministero scriveva: «L’obiettività non indica affatto un unico attentatore. Esistono invece sottogruppi di attentati nell’ambito dei quali è plausibile supporre che l’attentatore fosse unico». E ancora: «Ipotizzare un’unica mano dietro alcuni rudimentali tubi-bomba privi di nitroglicerina, abbandonati su una spiaggia o in una vigna e un vasetto di Nutella collocato in un supermercato due anni più tardi, è null’altro che un’opera d’intuizione creativa, indimostrata e indimostrabile».

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