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Trieste, Adria Port svela il progetto finale del molo ungherese: ecco come sarà il terminal dell’ex Aquila

Prevista una banchina da 650 metri, piazzali e magazzini. Investimento da 200 milioni

Diego D’Amelio
2 minuti di lettura

TRIESTE Una banchina lunga 650 metri, capace di ospitare due piccole navi container insieme. Piazzali per stoccare rimorchi e merci varie. Magazzini coperti dove immaginare attività di trasformazione ad alto valore aggiunto. Il collegamento ferroviario alla stazione di Aquilinia.

La società pubblica ungherese Adria Port ha concluso la progettazione del terminal dell’ex Aquila e ha presentato per la prima volta il comprensorio che sorgerà sul Canale navigabile, lato Muggia.

Durante l’ultima giornata del Barcolana Sea Summit, Adria Port ha svelato le immagini e un plastico della nuova banchina e del layout immaginato per i 34 ettari di terreni un tempo occupati dalla raffineria. «Un investimento complessivo da 200 milioni», ha sottolineato il presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino. Dopo l’acquisto delle aree, gli ungheresi sosterranno i costi per la creazione del terminal, mentre 45 milioni del Pnrr serviranno a realizzare banchina ed escavo del canale. Per vedere le ruspe in azione servirà però ancora un paio d’anni: quelli necessari a chiudere con le istituzioni italiane un Accordo di programma per la bonifica dei terreni inquinati e realizzare la progettazione esecutiva.

«È un momento emozionante – ha detto D’Agostino – che attendevamo da quando nel 2017 abbiamo avviato la collaborazione col governo ungherese. Parliamo di un’area inquinata di cui non si immaginava un futuro. Il progetto ha valenza fondamentale per la strategia di sviluppo internazionale del porto. L’Ungheria crea una relazione prioritaria con Trieste. Questi investimenti dovevano finire a Capodistria, è un orgoglio personale e nazionale che siano arrivati qui».

Il governo Orbán era rappresentato da Péter Kiss-Parciu, vice sottosegretario per lo Sviluppo economico, che ha ringraziato Regione, Autorità portuale e Comuni per il supporto. «L’Ungheria – ha detto Kiss-Parciu – è un paese senza sbocchi sul mare: abbiamo scelto Trieste per il legame storico, per il ruolo tuttora giocato nell’Europa centrorientale e perché garantisce efficienza per le nostre attività». Il progetto assume rilievo in una fase di crisi internazionale che sta riavvicinando all’Europa i luoghi della produzione. «Queste crisi – ha continuato Kiss-Parciu – hanno incrementato l’importanza di avere efficienti catene di fornitura. Trieste è nella posizione ideale ed è stato l’ambiente più accogliente e propenso a fare attività economiche». Una stoccata al porto di Capodistria, abbandonato dagli ungheresi a causa dei tempi del potenziamento ferroviario dello scalo sloveno.

Ora Adria Port ha davanti «negoziazioni complesse e molto lavoro da fare», ha concluso Kiss-Parciu, auspicando di «poter completare questo progetto nel giro di un paio d’anni». L’Accordo di programma da siglare con i ministeri italiani riguarderà la messa in sicurezza dei terreni inquinati dagli idrocarburi. Dopo averlo firmato, la società magiara dovrà bandire le gare d’appalto e portare a termine il cantiere: l’orizzonte è il 2026, in linea con la deadline del Pnrr.

L’ad di Adria Port Peter Garai ha costruito un progetto basato «sul principio guida della flessibilità: dopo guerra e pandemia sappiamo che bisogna poter reagire ai cambiamenti per essere commercialmente sostenibili. Nei prossimi mesi il modello sarà finalizzato durante le negoziazioni con potenziali aziende partner e con le autorità competenti. Non dimentichiamo la storia di questi luoghi: progettiamo un’esibizione permanente sulla raffineria Aquila e speriamo di fornire nuovamente lavoro ai residenti».

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