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Croazia, ecco le richieste ai Paesi dell’ex Jugoslavia che mirano ad entrare nell’Unione Europa

Il documento dell’Accademia delle scienze e delle arti di Zagabria esige dei paletti «per la protezione degli interessi nazionali»

Mauro Manzin
Aggiornato 2 minuti di lettura

ZAGABRIA. Quando il pennino di una delle Accademie delle scienze e delle arti dei Balcani viene intinto nell’inchiostro per scrivere un documento, troppo spesso quell’inchiostro diventa sangue.

L'Accademia serba delle scienze e delle arti, con un memorandum del 1986 in cui si affermava che la nazione serba nell'allora Jugoslavia era stata sfruttata e politicamente oppressa, innescò un boom del nazionalismo serbo e aprì la strada all'idea di una Grande Serbia, che in seguito portò al suo Paese disintegrazione e guerre sanguinose.

Ora nel 2022, esattamente 36 anni dopo, a intingere il pennino è invece l’Accademia delle scienze e della arti di Zagabria che ha preso spunto dall’accettazione quasi passiva della Macedonia del Nord dei diktat della Bulgaria pur di poter togliere il veto di Sofia e iniziare le trattative per l’adesione all’Ue.

Orbene, la Croazia è in pratica circondata da Paesi dei Balcani occidentali che vogliono o hanno già intrapreso la strada verso Bruxelles. E allora perché non sfruttare questo momento decisivo per imporre alcuni diktat a questi “novellini” sospesi al veto per l’adesione all’Ue?

Ecco così che viene partorito e pubblicato il documento degli intellettuali croati di cui la politica non potrà liberarsi con una semplice scrollata di spalle.

La “lista dei desideri” che ufficialmente si presenta con il titolo “Contributi per la protezione degli interessi nazionali croati nell'ambito dei negoziati della Repubblica di Croazia con Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Serbia per il loro ingresso nell'Unione Europea” inizia con la Bosnia-Erzegovina, alla quale gli accademici croati hanno rivolto sette richieste.

Queste vanno dalla demarcazione nella baia di Maloston e passando per lo stoccaggio dei rifiuti a Ploče arrivano a disintegrare Dayton quando chiedono che a Sarajevo una riforma costituzionale che tuteli i diritti dei croati in Bosnia e una terza entità per i membri della nazione croata in Bosnia-Erzegovina, che ora è composta dalla Federazione della BiH e dalla Republika Srpska.

Il Montenegro è un membro della Nato e il più piccolo dei vicini della Croazia, che un giorno vuole entrare a far parte dell'Ue, motivo per cui forse gli accademici sono un po' più indulgenti nei suoi confronti.

Vogliono solo cinque cose da Podgorica: garantire un posto ai croati nel loro Parlamento, determinare il confine con la Croazia e regolamentare la gestione dei rifiuti che raggiungono le coste croate via mare, proteggere i diritti della minoranza croata, pagare per i danni causati dall'aggressione contro la Croazia.

Nessuna pietà, ovviamente, per la Serbia. La maggior parte delle 14 richieste riguarda il riconoscimento dell'aggressione contro la Croazia e l'eliminazione delle ingiustizie e il risarcimento dei danni causati dalla Serbia a causa dell'aggressione bellica contro la Croazia. Chiedono inoltre la regolamentazione del confine tra i due Paesi lungo la bisettrice del corso naturale del fiume Danubio, l'applicazione della reciprocità dei diritti e dei doveri delle minoranze in entrambi i paesi e il diritto al ritorno senza ostacoli dei croati espulsi durante il guerra alle loro case. Chiedono anche la fine dell'incitamento serbo all'ostilità nei confronti della Croazia e la fine della grande propaganda serba, incluso il "mito di Jasenovac" e l'atteggiamento nei confronti dell'arcivescovo di Zagabria Alojzij Stepinac in questa categoria.

Se le altre richieste alla Serbia sono ancora in qualche modo realizzabili, è molto improbabile che qualsiasi leader politico in Serbia ammetterà mai che il campo di Jasenovac è solo un mito, o che ammorbidirà la sua posizione sul cardinale Stepinac, un sostenitore del regime degli ustascia che governava nello Stato indipendente di Croazia amico della Germania nazista.

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