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Evitato il fallimento di Mirella a Trieste: salvo il gran bazar sulle Rive

Via libera dal Tribunale alle transazioni con l’Agenzia delle Entrate e l’Inps. L’accordo consente di evitare il fallimento: l’attività commerciale potrà continuare

Micol Brusaferro
2 minuti di lettura

TRIESTE Il maxi bazar Mirella è salvo. L’attività potrà continuare regolarmente in corso Cavour, dopo il fallimento scongiurato nei giorni scorsi. Il Tribunale di Trieste, con provvedimento notificato il 28 luglio, ha infatti omologato l’accordo di ristrutturazione dei debiti della società Mirella Srl.

È un passo fondamentale per evitare la chiusura del punto vendita: al traguardo si è arrivati dopo un lungo percorso che ha coinvolto un team di avvocati. La notizia della risoluzione è emersa grazie a una nota, diffusa ieri proprio da parte di chi ha curato tutte le procedure per conto nel negozio, un iter ormai in parte concluso.

«Si tratta di uno dei primi casi in Italia, se non il primo, in cui l’accordo di ristrutturazione è stato articolato in due distinte transazioni, una con l’Agenzia delle Entrate ed una con l’Inps», si legge nella nota, «l’operazione è stata condotta dalla società con l’assistenza di PwC TLS, con l’Of Counsel Giulio Andreani e la Senior Manager Erika Andreani, quale advisor fiscale per la transazione fiscale e contributiva e per il contenzioso tributario, e con lo Studio Campeis, con il partner avvocato Giuseppe Campeis e il Counsel Giovanni De Cal, quale advisor legale».

Si tratta di accertamenti fiscali riferiti agli anni che vanno dal 2014 al 2019. A seguito «della richiesta di fallimento avanzata dalla Procura, sulla base di accertamenti tributari per importi ingenti» prosegue il testo, «la società ha avanzato domanda di concordato “in bianco”, depositando quindi, nei termini concessi dal Tribunale, una prima richiesta di omologazione “forzosa” dell’accordo di ristrutturazione, non essendosi allora i creditori ancora pronunciati sulle proposte di transazione.

A seguito dell’adesione dell’Agenzia delle Entrate, è stata modificata la domanda iniziale, con richiesta di estensione dell’accordo all’Inps. Finalmente, da ultimo, anche l’Istituto Previdenziale ha aderito all’accordo, spianando così la strada al provvedimento di omologa».

Non viene resa nota nel dettaglio l’entità degli accertamenti fiscali eseguiti o le conseguenze sul fronte delle sanzioni che il negozio dovrà pagare, ma si sa che, in gergo tecnico, è stata applicata una “transazione fiscale”, una novità introdotta da poco, come precisano sempre gli avvocati, che prevede un impegno specifico da parte del contribuente nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, che risulta conveniente rispetto al fallimento. Termini tecnici a parte, l’attività del punto vendita non subirà quindi nessuno stop e continuerà all’insegna della consueta formula, con l’offerta di abbigliamento, calzature e accessori.

Negli ultimi anni la società ha messo in campo anche alcuni investimenti per implementare l’attività, prima con l’ampliamento dello spazio in corso Cavour, quasi raddoppiato, e poi con la creazione del sito e l’avvio delle vendite online in tutta Italia e all’estero, una novità decisa durante la pandemia, nel corso delle chiusure forzate nei negozi, e proseguita anche successivamente.

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