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Siccità in Fvg, compromesso il raccolto della soia e sull’Isonzo soffre anche la diga di Salcano: irrigazione a turni

Il Consorzio di bonifica ha dovuto attivare una procedura di crisi

Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Isonzo in secca a Gradisca

 

GORIZIA. «L’unica cosa che possiamo fare adesso è la danza della pioggia». Allargano le braccia e scuotono la testa tutti i rappresentanti delle principali organizzazioni agricole del Friuli Venezia Giulia - Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri - riunitisi nella mattinata di giovedì 28 luglio a Udine, nella sede del Consorzio di Bonifica, per fare il punto della grave situazione della siccità e del suo impatto sulle coltivazioni.

«La situazione è peggiore rispetto al 2003 - ha detto la presidente del Consorzio di Bonifica della pianura friulana Rosanna Clocchiatti -. Siamo considerati la regione più piovosa d’Italia, ma dobbiamo fare i conti con una situazione che ci mette in grave difficoltà».

A soffrire di più, al momento, è la coltivazione della soia il cui raccolto, nelle aree più colpite dalla mancanza d’acqua, CividaleSe e Bassa friulana, potrebbe essere compromesso. Si salveranno, in qualche modo, il mais, gli ortaggi e la frutta, anche se con quantitativi inferiori alla media. «È necessario lavorare in prospettiva di medio termine - hanno concordato i convenuti - cambiando metodi di irrigazione e probabilmente anche tipologie di coltivazioni».

L’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Zannier ha assicurato il massimo sostegno della Regione. «Solo nel 2022 - ha dichiarato - abbiamo stanziato 18 milioni di euro per la realizzazione dei bacini di contenimento dell’acqua. Molto altro si potrà fare grazie ai fondi del Pnrr, dobbiamo programmare adesso per raccogliere i frutti nel medio termine ed evitare fasi di emergenza come l’attuale».

Intanto l’agonia dell’Isonzo è sempre più preoccupante. Anche oltreconfine. Al punto che la centrale idroelettrica di Salcano è stata chiusa dalle autorità slovene, a causa del flusso estremamente basso del fiume che non avrebbe consentito un funzionamento sicuro delle turbine. La portata è scesa sotto il livello di 14 metri cubi d’acqua al secondo, ben al di sotto dei 18 garantiti in queste pur difficili giornate. In pratica Salcano può rilasciare in queste ore il solo flusso naturale dell’Isonzo, ai minimi storici. Una decisione che inevitabilmente ha avuto ripercussioni anche sul versante italiano, già duramente messo alla prova nelle ultime settimane. Tant’è vero che il Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia ha dovuto attivare una procedura di crisi che rimarrà in atto nei prossimi giorni, salvo miglioramento delle condizioni di piovosità.

Con effetto immediato nella tarda mattinata di ieri è stata decisa la chiusura di tutti gli impianti della Destra Isonzo e l’annullamento di tutte le prenotazioni pregresse. Da oggi entra in vigore una turnazione delle erogazioni d’acqua a beneficio dei campi. Sarà garantita utilizzando contemporaneamente solamente tre dei 9 bacini in dotazione al Consorzio. Una misura che riguarda i 58.089 ettari serviti dal territorio consortile, e dunque diverse centinaia di aziende agricole e privati. Sino alle 12 del 1 agosto toccherà agli impianti irrigui 7 (Campagna Colombo), 8 (Forchiattis) e 9 (Romans); dalle 12 del 1 agosto alle 12 del 5 agosto sarà la volta dei bacini 6 (Farra d’Isonzo), 10 (Medea-Borgnano), 12 (Angoris), 13 (Corona) e 19 (Pradis); dalle 12 del 5 agosto alle 12 del 9 agosto irrigazioni concesse ai bacini 11 (Brazzano), 14 (Moraro), 15/16 (Lucinico), 17 (Feudi).

Per irrigare è necessario prendere la prenotazione. Nella concessione del turno viene attuata un’ulteriore riduzione di 2/3 ore ettaro. La tenuta dell’intero sistema sarà garantita con una pressione all’uscita dell’impianto di 5 bar. «Una decisione dolorosa ma inevitabile – spiega il presidente del Consorzio Bonifica Pianura Isontina, Enzo Lorenzon –. Agli associati si raccomanda il massimo rispetto delle prescrizioni, in modo da scongiurare il pericolo del blocco dell’intero sistema. Un consumo responsabile e rispettoso delle limitazioni sarà indispensabile per poter superare lo stato di crisi».

«In questi giorni abbiamo assistito due volte alla riduzione del flusso d’acqua dell’Isonzo da parte della Slovenia – è il commento preoccupato della presidente provinciale di Coldiretti Gorizia, Angela Bortoluzzi –. È evidente che diventa sempre più fondamentale disporre di uno strumento che ci consenta di poter gestire in autonomia il flusso d’acqua dell’asta del fiume Isonzo, accumulandola quando possibile e rilasciandola quando necessario».

Lo scenario è a tinte fosche, secondo Bortoluzzi: «Purtroppo la lungimiranza del nostro Consorzio di Bonifica, che consente a tutti di poter disporre dell’acqua in pressione in ogni appezzamento, non è sufficiente quando il flusso scende sotto i livelli minimi. Auspichiamo un intervento della politica regionale per poter risolvere quanto prima l’annosa questione. Noi agricoltori – conclude Bortoluzzi – siamo ben coscienti dell’importanza della risorsa acqua e per questo cerchiamo di non sprecarla dotandoci di sistemi irrrigui tecnologici a goccia: ma senza acqua fare agricoltura di qualità è sostanzialmente impossibile».

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