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Wärtsilä, nessun passo indietro sul licenziamento collettivo a Trieste: la conferma dal Ceo Agnevall al tavolo con Giorgetti. I sindacati proclamano un giorno di sciopero

Il management finlandese: pronti a mettere in campo il piano di mitigazione. Fedriga: «Scelta di carattere politico, volta a deindustrializzare l’Italia». Il ministro: «Il governo è in una situazione particolare ma difenderemo fino all’ultimo l’interesse dei lavoratori». Giovedì 4 agosto l’astensione dal lavoro

Diego D'Amelio
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

TRIESTE. Wärtsilä non fa passi indietro sulla procedura di licenziamento collettivo per lo stabilimento di Trieste. Al tavolo di crisi aperto dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, il ceo Håkan Agnevall ha ribadito che la multinazionale non intende rivedere le proprie strategie di chiusura della produzione di motori in Italia. Agnevall si è detto pronto a mettere in campo il piano di mitigazione previsto dalle procedure, ma allo stesso tempo non ha messo sul piatto alcuna proposta concreta.

Il tavolo di crisi si è aperto alle 14.30 di mercoledì 27 luglio. Dopo gli interventi delle istituzioni, dei sindacati e dell’azienda, Giorgetti ha chiesto una sospensione per aprire un confronto riservato con il management finlandese. I «dieci minuti» sono diventati più di mezz’ora, facendo sperare alle parti sociali in un ripensamento da parte di Wärtsilä, ma alla fine della riunione ristretta l’azienda ha confermato le proprie intenzioni.

«Condividiamo il sogno del ministro Giorgetti sul rafforzamento dell’ecosistema marittimo dell’Italia – ha detto Agnevall – ma tuttavia proseguiremo nella procedura. Ribadisco che crediamo nell’Italia e in Trieste, ma tuttavia proseguiremo con la procedura. Manterremo una serie di attività, continueremo ad avere più di 500 lavoratori ed esploreremo la possibilità di futuri investimenti». Agnevall ha confermato la volontà di «avviare un piano di mitigazione su cui stiamo già lavorando», senza tuttavia fornire dettagli e limitandosi a dire che «ci sono posizioni vacanti per cui cercheremo personale». Il Ceo ha aggiunto di riconoscere «la gravità della procedura per i lavoratori e il territorio, ma reitero ancora una volta l’importanza delle funzioni che continuiamo a mantenere a Trieste».

La replica del presidente Massimiliano Fedriga ha attaccato «una scelta non dettata da mancanza sostenibilità economica dell’impianto di Trieste, ma di carattere politico, volta a deindustrializzare l’Italia. La disponibilità mostrata dal ministro e dal governo regionale non ha prodotto un minimo ripensamento: non potremo che cercare di difendere il sistema produttivo del nostro paese, favorendo interlocutori che possano dare affidabilità di lungo periodo e garantiscano un rapporto leale e corretto con le istituzioni. Avete preso decine di milioni di soldi pubblici e ora dismettete lo stabilimento: Regione Fvg farà presente ovunque questo atteggiamento industriale inaccettabile per tutta Europa».

La conclusione del tavolo è del ministro Giorgetti, che nel suo intervento ha sottolineato come «la fiducia è gravemente incrinata e la società ci chiede di avere fiducia nella procedura che ci attende. Il governo è in una situazione particolare ma continuerà a essere impegnato fino all’ultimo giorno per difendere l’interesse dei lavoratori e dei territori, e devo dire anche l’interesse nazionale». Nella prima parte della discussione il ministro aveva invitato Wärtsilä a sospendere la procedura di licenziamento e sedersi al tavolo per immaginare assieme al Mise un rafforzamento del sito triestino nell’ambito della filiera nazionale della navalmeccanica.

LO SCIOPERO

Nel tardo pomeriggio i sindacati hanno deciso lo sciopero, proclamato dai metalmeccanici della triplice. La giornata individuata per l’astensione dal lavoro è quella di giovedì 4 agosto.

IL COMMENTO UFFICIALE DEL MINISTRO GIORGETTI

La conferma della decisione di Wartsila di non ritirare la procedura di chiusura delle attività produttive del sito di Trieste «incrina - dice il ministro Giancarlo Giorgetti - la fiducia che era alla base dei rapporti tra Italia e Finlandia». «Sarà sicuramente vero che l’azienda ha operato nell’ambito delle leggi - ha proseguito - come è stato più volte precisato a questo tavolo, ma esistono non solo le procedure scritte ma anche un criterio di comportamento e regole di lealtà nei rapporti tra Paesi e persone. Criteri e regole evidentemente tradite. Ora da parte nostra servono una grande forza di volontà e fiducia per credere ancora in questa azienda e nelle sue intenzioni. Il governo italiano, sebbene in una situazione particolare, continuerà a essere impegnato fino all’ultimo momento nella difesa degli interessi dei lavoratori, del territorio e nell’interesse nazionale che ancora di più mi sento di difendere e rappresentare».

Sono le parole conclusive del ministro dello sviluppo economico al termine del tavolo di crisi Wartsila durato oltre tre ore che si è tenuto al Mise alla presenza del coordinatore della struttura di crisi Luca Annibaletti, dei vertici aziendali, dei sindacati e del governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga in videocollegamento . L’annuncio del ceo Hakan Agnevall, «un vero fulmine a ciel sereno, inaspettato rispetto alle interlocuzioni avute pure con il governo di Helsinki nei mesi scorsi» e confermato anche dopo la richiesto dello stesso ministro Giorgetti di riconsiderare la decisione all’interno di un disegno di creazione di un’industria del mare in Italia, ha visto la condanna all’unisono di sindacati e governo territoriale. «Non valutate la foto di oggi - ha avvertito Giorgetti - ma immaginate il film di domani». Delusione e amarezza è stata espressa da tutti i partecipanti.

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