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Dionea e Ambriabella: i destini incrociati sul mare delle “gemelle” del Golfo

Le motonavi che collegavano Trieste all’Istria sono attese a nuova vita a 60 anni dal “battesimo” dopo due avventurosi recuperi dal disarmo

Andrea Di Matteo
2 minuti di lettura

Lo spettacolare doppio varo del 1962

 

la storia



Per oltre un decennio hanno fatto parte dei cosiddetti “vaporetti”, gli ultimi natanti degni di questo nome, che collegavano Trieste all’Istria da una parte e la costiera giuliana e Grado dall’altra. Ma per molti triestini le motonavi Dionea e Ambriabella non rappresentano soltanto un pezzo di storia del trasporto per raggiungere le mete turistiche dell’Alto Adriatico, rimangono anzi nel cuore come il mezzo più semplice per una mini crociera in mezzo al mare. E e ora, a 60 anni dal loro “battesimo” congiunto, sono attese a nuova vita dopo due avventurosi recuperi dal disarmo. Le due unità vengono progettate dalla sapiente mano dell’ingegner Carlo Giacomelli, proprietario del cantiere Felszegi di Muggia, e costruite proprio in quella struttura per conto della Navigazione Alto Adriatico S.p.A. di Trieste. «Le due unità – afferma Giorgio Grisilla, esperto di storia della marineria e membro dell’associazione marinara Aldebaran - vengono impostate il 30 maggio 1961, sullo scalo 4, contrassegnate rispettivamente con il numero di costruzione 65 e 66, allestite una accanto all’altra; saranno varate l’11 gennaio 1962 e per precisione si tratta di uno dei pochi vari gemelli avvenuti in questo cantiere». La convenzione tra la società armatrice e lo Stato viene fissata inizialmente fino al 1980 ma, anche a causa di difficoltà economiche in cui viene a trovarsi la stessa compagnia di navigazione, la durata della convenzione viene ridotta e si conclude nel 1977. Ma la situazione è destinata a mutare e si assiste ad un ridimensionamento dei servizi marittimi, tanto che nel 1976 la M/n Ambriabella viene venduta ad armatori esteri. La Dionea continuerà a solcare le acque del golfo triestino fino al settembre del 1991, dapprima noleggiata dall’Lloyd Triestino e successivamente dall’Adriatica di Navigazione, per poi finire in disarmo.

Dopo 60 anni di onorata carriera questi scafi continuano comunque la loro attività, anche se con una nuova veste: questo è il caso del Dionea che, oggi dopo un accurato intervento di restauro, è diventato un motor yacht di alto livello. Infatti, dopo un primo tentativo fallito, nel 1998 il Cantiere Mariotti di Genova acquisisce il vecchio scafo e comincia la non facile impresa, quella di trasformare una piccola nave da trasporto passeggeri in un motor yacht da servizio charter di alto livello, andando a rivedere gli spazi, senza però mutare l’estetica. Questo delicato compito è affidato al noto architetto Ivana Porfiri per il Cantiere Mariotti, leader nella realizzazione di natanti di lusso. Sorte diversa anche se con alcuni tratti simile è quella dello scafo dell’Ambriabella: dopo aver svolto un onorato servizio per varie compagnie greche e cipriote, cambiando anche nome, nel 2009 è stata avvistata dopo un’accurata ricerca in un cantiere navale greco in attesa di demolizione. Lo scafo, salvato dalla fiamma ossidrica, è stato poi rimorchiato fino dalla Grecia fino a Trieste per mezzo di un rimorchiatore d’altura. L’iniziativa è stata avviata da un gruppo di sei imprenditori con l’intento di trasformare lo scafo in un natante simile al Dionea. —





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