Crollo delle nascite, calano gli iscritti a scuola: 54 classi in meno da settembre in Friuli Venezia Giulia

Alunni a scuola. Foto Ansa di Matteo Bazzi

L’effetto del crollo delle nascite sull’organizzazione del sistema dell’istruzione. All’appello mancheranno 2.500 alunni rispetto al 2021. Il personale invece sale

TRIESTE Il prossimo anno scolastico in Friuli Venezia Giulia partirà con 136.251 alunni. Se ne contano quasi 2.500 in meno rispetto al 2021-22 (la metà nelle scuole primarie), con un calo che sale a 4.800 nel biennio. Nel dettaglio dei territori, in provincia di Trieste la riduzione degli iscritti da un anno all’altro tocca quota 275, in provincia di Gorizia 224, nel Pordenonese 470, in provincia di Udine 1.512.

A settembre, guardando alle suddivisioni per fasce d’età, si scenderà da 42.531 bambini tra i 6 e gli 11 anni a 41.352 nelle scuole di lingua italiana (-1.179) e da 1.569 a 1.439 in quelle di lingua slovena (-130). Nelle scuole di lingua italiana si contano a centinaia i minori iscritti pure nel ciclo dell’infanzia (da 13.099 a 12.673, -426) e nelle medie (da 29.341 a 28.678, -663), mentre è meno marcato lo scarto nelle superiori (da 49.568 a 49.540, -28).

La fotografia è fornita dalla direttrice dall’Ufficio scolastico regionale Daniela Beltrame, che informa pure sul personale, in aumento, e sulle classi che non si riuscirà a formare: 85 in meno rispetto a due anni fa, 54 in meno dell’anno scolastico in corso. «Non nascono bambini e i dirigenti, nel rispetto dei criteri normativi nazionali, non possono proporre prime con meno di dieci alunni – spiega Beltrame –. Fanno eccezione i luoghi isolati di montagna, in cui bisogna garantire il diritto allo studio, e le scuole slovene del Friuli Venezia Giulia, tutelate dal diritto internazionale».

Ma cosa accadrà nei piccoli comuni? Ci saranno paesi senza scuole elementari? «I sindaci di quelle zone – dichiara la direttrice dell’Usr – possono scegliere: o avere pluriclassi, cioè classi con alunni di età diverse nel proprio comune, oppure stipulare accordi tra comuni confinanti per attivare servizi condivisi di trasporto e dividere equamente tra le amministrazioni le scuole dell’infanzia, le primarie e le secondarie di primo grado».

Quanto a un possibile contributo dei bambini ucraini, Beltrame rimanda alla relazione sul tema consegnata ai consiglieri regionali nell’audizione dello scorso 3 maggio, occasione per precisare che sono 790 i minori in fuga dalla guerra inseriti nelle classi Fvg (727 nelle statali, 63 nelle paritarie) «senza alcun problema, anche perché non esistono più classi numerose in regione, con l’eccezione di sole quattro realtà con più di 26 iscritti su un totale di 7.266. Si tratta di classi a esaurimento che per continuità era impossibile sdoppiare».

Nonostante il calo degli iscritti, i posti di organico del personale docente non sono diminuiti. Il riferimento è ai 15.611 posti di organico insegnanti nel 2022-23 contro i 15.502 dell’anno scolastico che si sta per chiudere, ma Beltrame rimarca in particolare come «il rapporto medio degli alunni per classe è migliorato: da una media di 19,19 nel 2020-21 a 18,95 nel 2021-22 e a 18,75 nel 2022-23».

Un tema affrontato anche dall’assessore regionale all’Istruzione Alessia Rosolen, non poco preoccupata dal problema demografico: «Le conseguenze, anche sul 2022-23, saranno congelate dalla presenza di personale aggiuntivo per urgenze da pandemia. Ma, finita auspicabilmente l’emergenza, la riduzione delle classi si farà non poco marcata, con danni, anche sociali, nei piccoli paesi del Fvg». Di qui, prosegue l’assessore, «l’urgenza della razionalizzazione, concertata con i territori sulla base di peculiarità linguistiche e di rafforzamento dell’offerta formativa e dei servizi, con inevitabile abbattimento del numero di plessi e favorendo le scuole che negli anni sono state sistemate dal punto di vista edilizio e si sono dotate di integrazioni come tempo pieno e prolungato, mense e trasporti adeguati».

Da parte della Regione, anche quest’anno, dopo i 3 milioni stanziati nel 2021, «c’è la disponibilità a intervenire con finanziamenti per personale Ata e di sostegno». —

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