Sciopero generale, a Trieste il corteo contro Draghi e “il golpe Covid” manda il traffico in tilt

Foto Lasorte

Nel mirino dei partecipanti le politiche del governo su lavoro e salute, oltre ai giornalisti

TRIESTE Al ritmo dei tamburi, nella giornata dello sciopero nazionale dei sindacati di base, hanno gridato la loro rabbia contro il governo Draghi, chiedendo il ritorno alle urne, e poi diverse politiche del lavoro, delle salute, una pubblica amministrazione nuovamente in presenza e lo stop alla guerra.

Venerdì pomeriggio, circa 800 persone (dati Digos), partendo da Largo Riborgo hanno sfilato in corteo lungo le vie del centro, bloccando il traffico per oltre due ore. L’iniziativa è stata organizzata dal Cat-Coordinamento autoferrotramvieri Trieste e dall’associazione Llupi - Liberi lavoratori uniti pubblico impiego. A rinforzare le fila anche il Coordinamento No Green pass e movimenti politici come Ancora Italia, Italexit, 3V e Alternativa.

Procedendo molto lentamente, con la precisa volontà di creare maggiori disagi e fare in modo che a nessuno passi inosservata la protesta, hanno sfilato lungo corso Italia, via Mazzini e le Rive, per poi chiudere il corteo in piazza dell’Unità. «Abbiamo voluto portare tra le strade una testimonianza fisica dei lavoratori e dei cittadini, per denunciare l’utilizzo della politica da parte del Governo per limitare i diritti dei cittadini e dei lavoratori – ha spiegato Igor Damiani, portavoce del Cat –, limitando il diritto di espressione, di manifestazione a partire dalle questioni legate al Green pass per arrivare a quelle della guerra in Ucraina, questo Governo decide da solo, senza più interpellare i partiti e i cittadini».

Sciopero generale a Trieste, i Liberi lavoratori del pubblico impiego al corteo

Tra rosari, fischietti, megafoni e striscioni con la scritta “Basta golpe Covid” o “Basta ricatti”, si sono levati cori con l’immancabile “La gente come noi non molla mai” o slogan contro il premier, che al passaggio sotto la redazione de Il Piccolo hanno lasciato spazio a cori contro i giornalisti, con il classico “giornalista terrorista”.

Parole dalle quali nessuna delle realtà presenti al corteo con tanto di bandiera e striscione (incluso quello in rappresentanza dei lavoratori di radio e tv contro il Green pass, retto anche da alcuni dipendenti Rai) ) si è dissociata. In piazza dell’Unità i manifestanti si sono sistemati sotto la Prefettura. Qualche fumogeno mentre un cordone di carabinieri e poliziotti divideva l’area della protesta da quella che vedeva esposte le auto d’epoca e poco dopo le 20 si sono sciolte le fila. Impegnati Polizia, Carabinieri e Polizia locale, ma niente incidenti o tensioni.

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