L’antico Lacus Timavi restituisce un’anfora di epoca romana

Il manufatto, trovato da un privato cittadino e recuperato dai carabinieri, risale al I secolo a.C.

MONFALCONE. L’antico Lacus Timavi regala un’importante scoperta archeologica. A seguito della segnalazione pervenuta alla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio (Sabap) del Fvg da parte di un privato cittadino circa la presenza di un’anfora di apparente origine archeologica, che era anche riuscito a fotografare, in un tratto di mare limitrofo alla foce del Timavo, i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Udine hanno organizzato un servizio mirato all’individuazione ed al recupero del bene culturale.

Il rinvenimento è avvenuto vicino ad una sponda nei pressi della foce del fiume Timavo, a cavallo tra Monfalcone ed il Villaggio del Pescatore.

Le operazioni di recupero risultavano meno agevoli del previsto perché, a differenza di quando l’anfora era stata notata la prima volta, il livello delle acque che la ricoprivano era maggiore, ed era anche in corso una notevole corrente di marea uscente e la torbidità dell’acqua, tra l’altro particolarmente fredda in quel punto, non ne consentiva l’immediata individuazione.

Una volta identificata sul fondale, a circa mt 4,5 di profondità, al fine di farla riemergere, anche in considerazione del non indifferente peso poiché parzialmente interrata e piena di fango e detriti, l’anfora veniva imbragata in una rete “giapponese” a cui veniva agganciato un pallone di sollevamento subacqueo del tipo “a paracadute”, che ne consentiva la riemersione.

È seguito il recupero da parte dei Carabinieri operanti, avvenuto non senza difficoltà sia per il peso che per l’intrinseca delicatezza del manufatto antico, che veniva adagiato con cura sulla plancetta di poppa della motovedetta dell’Arma.

Il contenitore di ceramica, delle dimensioni in altezza di cm 80 e di diametro massimo di cm 35, secondo le preliminari valutazioni degli esperti della Sabap risale al I secolo a.C., è di produzione alto adriatica ed è riaffiorato molto probabilmente a seguito dell'erosione spondale che caratterizza quel tratto di riva. L’anfora è stata messa a disposizione della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del FVG per le seguenti operazioni di desalinizzazione, studio e successiva valorizzazione.

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