Crisi Flex a Trieste, è il giorno del tavolo con Mise, Regione e parti sociali. Il ministero del Lavoro: «Impegno per l’occupazione»

Il sottosegretario pentastellato Accoto risponde all’interrogazione di Rizzetto (FdI) nel corso del question time e richiama le recenti norme anti-delocalizzazione

TRIESTE «Massima attenzione e massimo impegno, per quanto di competenza, nel sostenere le iniziative già avviate, al fine di garantire la continuità della produzione e la tenuta dei livelli occupazionali». Sul caso Flex il sottosegretario al Lavoro, la pentastellata Rossella Accoto, nel question time in XI commissione a Montecitorio, così replica all’interrogazione di Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia.

La Accoto spiega inoltre che si tratta di un’altra situazione negativa creata da società multinazionali e ricorda che il governo è intervenuto nel bilancio 2022 con «importanti misure in materia di delocalizzazione che mirano al contrasto del fenomeno». Rizzetto contesta che, a onta di queste misure, «continua lo stillicidio di aziende che chiudono a causa di multinazionali straniere». E chiede al governo Draghi di impegnarsi «per porre un freno alle pressioni della concorrenza sleale che proviene da altri Paesi dell’Unione europea», per evitare il rischio della desertificazione industriale.

Aggiungi un po’ di posti al tavolo, ritrovando la commedia musicale di Garinei & Giovannini di metà anni Settanta: nel pomeriggio di oggi, giovedì 19 maggio, alle 14.30, in collegamento italovisione con il ministero dello Sviluppo economico, governo, Regione Fvg, Flex, Confindustria, organizzazioni sindacali (Fiom, Fim, Uilm, Usb e pare Ugl) avviano il confronto sul futuro occupazionale e produttivo della fabbrica triestina.

La multinazionale Flextronics ritiene di partire dal dato, finora annunciato ma non ancora codificato, che prevede 200 esuberi di personale “diretto” e 80 esuberi di personale “somministrato” (precario). A Trieste resterebbero il magazzino e la messa a punto di nuove produzioni, mentre la parte manifatturiera raggiungerebbe la romena Timisoara. Sembra che gli americani abbiano persino premura.

L’articolato fronte sindacale è in questo momento unanime nel respingere la sola idea di esubero: «Gli esuberi non esistono, deve invece esistere un piano di rilancio che garantisca piena occupazione», dice Antonio Rodà (Uilm) a nome anche di Marco Relli (Fiom) e di Alessandro Gavagnin (Fim). Anche perché risulta che a oggi i pensionabili siano poco più di una decina, un numero francamente irrisorio per governare una falange di 200 eccedenze.

A sua volta la Regione, attraverso il governatore Massimiliano Fedriga e l’assessore al Lavoro Alessia Rosolen, ha respinto gli esuberi e ha chiesto un piano industriale.

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