Pristina chiede di aderire al Consiglio d’Europa e la Serbia reagisce con un altolà: Vučić riunisce il Consiglio di sicurezza

Pristina, la capitale del Kosovo

«Quattro Paesi avrebbero deciso di “disconoscere” l’indipendenza auto-dichiarata dal Kosovo nel 2008»

TRIESTE Baruffe, suggerimenti al limite della minaccia, malumori crescenti. Il tutto con lo sguardo pesantissimo di Mosca che incombe su una regione - quella balcanica - dove continua a salire la tensione, in particolare sull’asse tra Pristina e Belgrado.

Belgrado che ha reagito ieri, com’era stato annunciato, alla mossa del Kosovo di presentare domanda per l’adesione al Consiglio d’Europa (CoE), organizzazione dalla quale è stata di recente espulsa Mosca, storico alleato serbo.

In risposta, la Serbia «continuerà a battersi» contro ogni tentativo di riconoscimento internazionale di Pristina, ha confermato ieri il ministro degli Esteri serbo, Nikola Selaković dopo una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale convocata dal presidente Aleksandar Vučić. I membri del CoE dovrebbero pensarci bene prima di votare a favore dell’accoglienza del Kosovo fra le loro fila, ha aggiunto Selaković. Questo perché – secondo parole con i contorni del giallo – quattro Paesi avrebbero deciso di «disconoscere» l’indipendenza auto-dichiarata dal Kosovo nel 2008. Ne discenderebbe che sarebbe a rischio anche il controverso sì, dal punto di vista serbo, dell’ingresso del Kosovo nel CoE.

Vučić ha avuto via libera «a rendere noti i nomi» dei quattro Paesi «quando necessario», ha aggiunto Selaković. Parole criptiche, che il ministro, da sempre vicinissimo a Vučić, ha chiarito nella sostanza. «Con questo gesto – ha spiegato – vogliamo inviare un messaggio ai membri del CoE affinché a giugno neppure lancino il processo d’adesione», per non precipitare in una mezza catastrofe geopolitica e diplomatica.

Nel frattempo sono circolate anche altri voci. Dalla Bulgaria, per esempio, dove ora si indaga sul gasdotto Turkish Stream, cappio del gas russo per Sofia, bomba politica pronta a scoppiare. E anche all’indirizzo di una Serbia che, seppur dietro le quinte, sta cercando di barcamenarsi tra Ue e Russia. «La cosa più importante è che la Serbia, in modo dignitoso e nel rispetto degli interessi nazionali non si associ alle sanzioni contro la Russia», è stato il minaccioso avvertimento dell’ambasciatore russo a Belgrado, Aleksandr Bocan-Harcenko, arrivato non a caso dopo le voci di nuove fortissime pressioni occidentali sulla Serbia, affinché si conformi alla linea di quella Ue a cui aspira.

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