Elezioni comunali e referendum: decisa la data. Si voterà il 12 giugno

TRIESTE La soluzione del governo è l’election day il 12 giugno, la data scelta per l’accorpamento del voto amministrativo e dei referendum in tema di giustizia. E il Friuli Venezia Giulia, è il commento a stretto giro dell’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, si adegua «molto volentieri». Al rinnovo di sindaci e consigli comunali andranno 33 comuni del Friuli Venezia Giulia, per una popolazione complessiva di 247.191 persone. Si va dai 35.212 abitanti di Gorizia ai 266 della piccola Preone in Carnia.

Sopra i 10 mila abitanti, con Gorizia e Monfalcone, sono anche Codroipo, Azzano Decimo, Cervignano, Ronchi dei Legionari, Maniago, Fontanafredda e Tolmezzo (comune non in scadenza, ma chiamato al voto dopo la caduta, a fine gennaio, della giunta Brollo). Dei 33 comuni, 16 sono della provincia di Udine e 9 di quella di Pordenone. Nell’area triestina c’è solo Duino Aurisina, mentre in provincia di Gorizia si contano 7 amministrazioni: Gorizia, Monfalcone, Cormons, Ronchi, Sagrado, San Canzian d’Isonzo e Savogna.

Il risultato delle urne del 12 giugno sarà quello definitivo per 29 comuni, quelli sotto i 15 mila abitanti. Nei quattro comuni sopra quella quota, invece, vale a dire Gorizia, Monfalcone, Codroipo e Azzano, nel caso in cui nessuno degli aspiranti sindaci raggiungesse la maggioranza assoluta dei voti validi, si procederà a un secondo turno, già fissato due settimane dopo, il 26 giugno.

Proprio nell’ultima seduta, martedì 29 marzo, la giunta regionale, via delibera, aveva di fatto lasciato aperte due opzioni: domenica 29 maggio e appunto domenica 12 giugno. Da un lato la necessità di rispettare i tempi della normativa regionale (la legge pone all’esecutivo un paletto di 60 giorni prima del voto per fissare la data), dall’altro la decisione di attendere le indicazioni romane e di procedere anche in Fvg con l’accorpamento tra amministrative e referendum, pur nell’autonomia in materia di enti locali. Per il Fvg, tra l’altro, il 12 giugno, all’interno di una finestra aperta tra il 15 aprile e il 15 giugno, è l’ultima data utile. Uno sforamento, possibile per lo Stato attraverso un decreto, non è al contrario percorribile per l’amministrazione regionale se non con l’approvazione di una legge. «L’obiettivo – spiega Roberti – è di agevolare al massimo la partecipazione a una tornata che coinvolge quasi 250 mila cittadini, ma c’è anche il fattore risparmio ad averci suggerito la strada».

Lo stesso argomento sottolineato dal segretario della Lega Mattero Salvini che, nel commentare quanto deciso dal Consiglio dei ministri, ha parlato di «un risparmio di 200 milioni per gli italiani». La Lega, del resto, il principale partito promotore del referendum, guarda all’election day anche come a una spinta per il superamento del quorum del 50% per i cinque quesiti su riforma del Csm, equa valutazione dei magistrati, separazione delle carriere delle toghe, custodia cautelare e abolizione della legge Severino (i primi tre verrebbero peraltro superati da un eventuale via libera del Parlamento alla riforma Cartabia).

Soddisfazione viene espressa pure dal Movimento 5 Stelle. Il capogruppo grillino in commissione Affari costituzionali alla Camera Vittoria Baldino rimarca il vantaggio di evitare di ritornare più volte alle urne in un tempo che rimane di pandemia, ma sollecita poi alcuni interventi: «Bisogna dare la possibilità di esercitare il diritto anche per i fuori sede, il voto elettronico e, soprattutto, portare avanti l’iter della proposta che prevede un modello proporzionale con sbarramento al 5 per cento».

Nel merito della questione Covid, osserva ancora Roberti, «il decreto governativo prevede attualmente che si voti solo la domenica, ma se si deciderà di allungare le operazioni anche al lunedì in funzione anti contagio, ci adegueremo in maniera automatica».

Sia su una o su due giornate, si tratterà dell’ultima partita prima delle regionali 2023. Un banco di prova molto locale, ma con alcune sfide che daranno indicazioni importanti sulla salute di partiti diversamente alleati da Roma a Trieste. Gli uscenti nei due comuni più importanti, Gorizia e Monfalcone, sono entrambi di centrodestra: Rodolfo Ziberna e Anna Cisint. Una vittoria già al primo turno sarebbe il segnale di una confermata buona salute della maggioranza che sostiene la giunta Fedriga in piazza Unità, mentre gli avversari cercheranno almeno di posticipare il verdetto al ballottaggio. Il centrodestra è ancora a caccia del candidato invece a Codroipo e Tolmezzo, il centrosinistra è diviso a Cervignano, mentre ad Azzano si rivedrà, da candidato civico, l’ex assessore regionale Paolo Panontin. —

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