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Botte con la stampella Tassista condannato a 2 anni di reclusione

Francesca Artico
1 minuto di lettura

/ Marano

«Noi medici di medici di medicina generale, lasciati soli a combattere la seconda ondata pandemica, ridotti al ruolo di passacarte e bersaglio della gente, siamo ormai allo stremo». A denunciare la situazione è Rosanna Filiputti, medico di base che da quasi quarant’anni esercita la sua professione negli ambulatori di Carlino e Marano. «Sono non poco avvilita per le condizioni allucinanti in cui lavoriamo», afferma Filiputti, che si amareggiata dalle difficoltà giornaliere che si trova ad affrontare con altri colleghi. «Ci siamo ritrovati oggi peggio che durante la prima ondata – racconta la dottoressa –, oberati di lavoro che il dipartimento di igiene, in difficoltà, scarica su di noi. Veniamo considerati alla stregua di passacarte e non più medici. Mi sento tanto umiliata. Capisco la gente che ha paura e ci assilla anche con cento telefonate al giorno, ma non possiamo far fronte a tutto questo. Dicembre e gennaio sono stati terribili, adesso la situazione è leggermente migliorata grazie alla regressione del virus, ma sono stanca, non ne posso più, e nelle mie condizioni ci sono tanti altri colleghi. I pazienti continuano a chiamare – aggiunge Filiputti – perché siamo noi il bersaglio, il primo anello di una catena che si chiude come imbuto».

La dottoressa rimarca che «non si può affrontare una pandemia con le stesse armi dello scorso anno: tutto è continuato in questi due anni come non fosse accaduto nulla. Neppure sotto la pressione della prima ondata – sottolinea Filiputti –, avevo la stanchezza che ho oggi. Non un passo in più è stato fatto in questi due anni per arrivare a gestire l’ondata pandemica. Ribadisco che il dipartimento di igiene, quando non sa dove andare a parare, chiama in causa noi per farci fare ogni tipo di carte: non se ne può più». Si dice scioccata da quello che sta vivendo sottolineando di aver voluto «rendere noto quello che noi medici di base stiamo passando perché è giusto si sappia che non va tutto bene: so che questo mio grido probabilmente passerà inascoltato, ma non è giusto tacere e so che tanti colleghi la pensano come me. Spero che questa mia denuncia – conclude la professionista – possa spingere i colleghi a far sentire la loro voce». Filiputti è stata impegnata nell’esecuzione dei tamponi con il coordinamento di Gianni Iacuzzo. —

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