Giorno della memoria, dopo le polemiche il sindaco di Trieste invita Arcigay alla cerimonia

Bloccato il consigliere no vax Rossi che voleva entrare senza Green Pass. Il rabbino: «Non si usi la Shoah per altre proteste: si crea un danno immenso».

TRIESTE Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha invitato personalmente una delegazione di Arcigay Arcobaleno ODV a presenziare alla cerimonia che si tiene questa mattina alla Risiera di San Sabba.

Ieri erano state sollevate alcune polemiche dopo che l'associazione per i diritti Lgbtq+ aveva riferito di non aver ricevuto l'invito alle celebrazioni.

Giornata della memoria a Trieste, il sindaco invita Arcigay alla cerimonia in Risiera

Questa mattina una delegazione dell'associazione si è radunata lo stesso davanti alla Risiera con l'intenzione di deporre dei fiori, «in ricordo delle vittime dei campi di sterminio nazifascisti», al termine della cerimonia. Prima dell'inizio però il sindaco si è avvicinato ai presenti spiegando che «per l'organizzazione delle celebrazioni l'amministrazione ha rispettato il protocollo del 2021, con inviti limitati a causa dell'emergenza covid», e ha invitato personalmente alcuni di loro a presenziare comunque alla cerimonia. Invito che è stato accolto.

Giorno della Memoria, la cerimonia alla Risiera di San Sabba a Trieste

Il consigliere Ugo Rossi si presenta senza green pass e viene bloccato

Il consigliere Ugo Rossi bloccato alla Risiera perché senza green pass. Foto Lasorte

Si è presentato all'ingresso del Monumento nazionale della Risiera di San Sabba senza Green pass e ha chiesto di entrare comunque per assistere alle celebrazioni della Giornata della Memoria, ma è stato bloccato. Protagonista il consigliere comunale 3V, Ugo Rossi.

Agli addetti all'ingresso ha detto di avere l'invito e di voler partecipare alla cerimonia. Successivamente ha anche esibito una «tessera fascista» e una «nazista».

Il consigliere Ugo Rossi bloccato alla Risiera perché senza green pass. Foto Lasorte

Ai varchi anche un gruppetto di suoi sostenitori, alcuni senza mascherina. Rossi ha quindi chiesto il numero di matricola a tutti gli operatori delle forze dell'ordine, tra cui la Polizia locale, e agli addetti, che non lo facevano entrare, riprendendo il tutto con lo smartphone. La protesta è proseguita per alcuni minuti mentre all'interno del Monumento iniziava la cerimonia.

Foto Lasorte

La cerimonia

Con la deposizione di una corona d'alloro da parte del prefetto di Trieste, Annunziato Vardè, dell'assessore regionale Pierpaolo Roberti, del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, è iniziata la cerimonia di commemorazione del Giorno della Memoria al monumento nazionale della Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento nazista in Italia. A causa dell'emergenza sanitaria, la manifestazione si tiene in forma ristretta. Accanto alla corona sono presenti il gonfalone della città di Trieste decorato della medaglia d'oro al valor militare e quello della città di Muggia ( Trieste) decorato della medaglia d'argento; e ancora il gonfalone della Regione Friuli Venezia Giulia e dei Comuni di Duino Aurisina e San Dorligo della Valle. Partecipano alla cerimonia autorità civili, militari e religiose delle diverse confessioni; i rappresentati delle associazioni combattentistiche e i rappresentanti del Comitato dei valori della resistenza. 

Il discorso del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza

«Il Giorno della Memoria non deve essere confinato a ciò che è stato, non deve diventare una fotografia in bianco e nero, ma deve ricordare a tutti di non dimenticare perché solo così possiamo costruire qualcosa di positivo per il futuro».

Lo ha detto il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, nel suo intervento alla cerimonia alla Risiera di San Sabba nel Giorno della Memoria.

«Insieme alla comunità ebraica abbiano da tempo intrapreso un percorso di ricordo e verità - ha aggiunto- caratterizzato anche da momenti molto significativi come la deposizione delle pietre d'inciampo a ricordo dei cittadini prelevati e deportati. Se è vero che questo mosaico della memoria rappresenta una lacerante ferita è anche vero che è un faro di speranza per il futuro che ci aiuta a ricordare. Camminando per la nostra bella città i nostri passi si imbattono in loro e questa presenza ci aiuta a ricordare».

Foto Lasorte

La cerimonia di oggi si è svolta in forma ristretta: «Purtroppo l'attuale situazione legata ancora alla pandemia - ha precisato il sindaco - sicuramente grazie ai vaccini migliorata rispetto allo scorso anno, ci ha costretto a dover riproporre lo stesso protocollo della passata edizione, ma questa limitazione delle presenze nulla toglie all'importanza di questa giornata che, anche grazie alle testate giornalistiche, alle dirette sui canali social del Comune e della tv regionale, può essere seguita e partecipata».

Il discorso del rabbino capo di Trieste Alexandre Meloni

«La memoria deve essere fatta tutti i giorni dell'anno e il Giorno della Memoria deve esserne l'apice». È l'invito che il rabbino capo di Trieste, Alexandre Meloni, ha rivolto intervenendo alle celebrazioni alla Risiera di San Sabba. «Bisogna ricordare tutte le vittime - ha precisato - Il prezzo più alto fu pagato dal popolo ebraico», ma anche da «gay, zingari, handicappati, contestatori politici».

«Il contributo del popolo ebraico alla memoria deve essere quello di insegnare come fare memoria, perché purtroppo sono più di 20 anni che questo giorno esiste - e nessuno lo deve mettere in discussione - e dobbiamo chiederci se siamo riusciti nel nostro intento. Un giorno all'anno ci ricordiamo e poi cosa succede? Che non cambia niente». «Un ebreo su due in Francia, secondo le statistiche sull'antisemitismo, ha subito un'aggressione antisemita - ha portato ad esempio Meloni - due genitori su tre chiedono ai loro figli di non rivelare l'identità ebraica a scuola. In Italia un bambino viene picchiato dai suoi compagni perché è ebreo, a scuola l'insulto più comune è "ebreo di m”. La memoria - ha ribadito - deve essere fatta tutti i giorni dell'anno».

Foto Lasorte

«Il fatto di usare la Shoah per delle proteste, di vestirsi da deportato, di portare la stella gialla o di inneggiare dicendo che siamo un Paese che vive lo stesso periodo del fascismo crea confusione e soprattutto crea un danno immenso. Perché le cose non sono più al loro posto».

Ha aggiunto il rabbino Meloni a margine della cerimonia facendo riferimento a recenti proteste contro vaccini e Green pass. Parlando poi delle aggressioni antisemite subite da un bambino di 12 anni a Livorno, Meloni ha osservato che c'è ancora «tanta strada da fare, perché si sono fatti troppi amalgami. I genitori di questi bambini non hanno più il controllo sull'accesso a certe informazioni e a una certa educazione che devono ricevere» i ragazzi.

Corona alla lapide del questore Palatucci: salvò la vita a 5mila ebrei e venne deportato a Dachau

Foto di Massimo Silvano

Una corona alla lapide che ricorda la prigionia di Giovanni Palatucci è stata deposta a Trieste in occasione della Giornata della memoria. Alla presenza del prefetto, Annunziato Valdè, del questore, Irene Tittoni, del direttore della Casa circondariale, Graziano Pujia, l’omaggio all’interno del carcere di via Coroneo per Palatucci, ultimo questore italiano di Fiume, proclamato Giusto tra le Nazioni e Servo di Dio. Nato in provincia di Avellino nel 1909, Palatucci frequentò il 14esimo corso per vice commissario di Pubblica Sicurezza e fu assegnato alla questura di Genova. A partire dalla promulgazione delle leggi razziali del 1938, in servizio presso l’Ufficio Stranieri della Questura di Fiume, divenne paladino della comunità fiumana degli ebrei con la quale aveva cordiali rapporti di stima e di amicizia, e salvò la vita a più di 5 mila ebrei, avviandoli a un campo di raccolta in provincia di Salerno dove era vescovo uno zio, che li prese sotto la propria protezione. Il precipitare degli eventi dopo l’8 settembre 1943 fecero sì che Giovanni Palatucci rimanesse da solo a reggere la Questura di Fiume; un anno dopo fu arrestato dalla Gestapo e condannato a morte, ma la pena gli fu commutata nel carcere a vita. Trascorse due giorni nella struttura di Trieste e poi venen portato nel campo di sterminio di Dachau, dove mori il 10 febbraio 1945, al 36 anni non ancora compiuti.

Le medaglie in prefettura

Un riconoscimento per il sacrificio compiuto, una modalità per riannodare il ricordo di fatti che non possono essere dimenticati con il presente, in modo che essi possano fungere da insegnamento, in particolare alle giovani generazioni. E’ questo il duplice significato attribuito ed evidenziato dal Prefetto di Trieste, Annunziato Vardè, al gesto della consegna delle medaglie d’onore conferite, dalla Presidenza della Repubblica, ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto, e date ai loro figli, nel corso di una cerimonia, svoltasi nel palazzo del Governo di piazza dell’Unità d’Italia, in occasione del Giorno della Memoria, la ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno per commemorare le vittime dell'Olocausto.

Affiancato dall’assessore regionale Pierpaolo Roberti e dal sindaco, Roberto Dipiazza, Vardé ha sottolineato “la gravità dell’orrore della violenza e della prevaricazione dell’uomo sull’uomo, che qualcuno ha addirittura cercato e tuttora cerca di negare. Questo ricordo – ha proseguito – va invece tramandato, soprattutto ai giovani, affinché si sappia quanto accadde in quei drammatici anni. Si tratta di fatti reali – ha aggiunto il Prefetto – che non è scontato non possano ripetersi e per questo la nostra attenzione deve sempre essere massima. La memoria fa la storia e la storia nutre la cultura e la sensibilità di ciascuno di noi. Dobbiamo essere vigili, affinché certe sopraffazioni non abbiano a ripetersi”.

Subito dopo è iniziata la consegna delle medaglie da parte dello stesso Vardè, da Dipiazza e da Roberti. Maria Romana Cartelli ha ritirato il riconoscimento attribuito al padre, Giobatta, nato a Tramonti di Sopra nel 1921, internato nei campi di Leopoli, Limberg e Wietzendorf dal settembre del ’43 allo stesso mese del ’45. A Lucio Mircovich è stata consegnata la medaglia in onore del padre, Vittorio, nato a Trieste nel 1914, internato nel campo di Wurzburg dal primo agosto del 1944 al primo aprile del 1945. Infine, a Lucia Scirocco è stata data la medaglia d’onore per ricordare il padre Giovanni, nativo di Cervignano del Friuli nel 1916, internato in Polonia e ad Amburgo dal settembre del ’43 allo stesso mese del ’45. Giovanni Sirocco morì nei campi di prigionia di Dachau. “In questa occasione – ha concluso il Prefetto – ricordiamo idealmente tutti coloro che patirono la deportazione e non ebbero la possibilità di raccontarlo, perché perirono in circostanze rimaste spesso non chiarite”.

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