Spazi all’esterno e Green pass «Soldi buttati e i clienti tesi»

La lettera della categoria a comuni e confcommercio 



«Il nostro lavoro è accogliere le persone: molti di noi hanno svolto importanti investimenti in questi mesi per ospitare all’aperto l’utenza perché ci era stato detto che in luoghi non chiusi il virus perdeva efficacia. Le nuove disposizioni impediscono però di poter far sedere anche fuori dal locale i clienti non vaccinati, e non è giusto nei confronti di chi ha speso soldi propri per adeguare la propria struttura». Questo, in sintesi, il ragionamento della Fipe locale, che prende posizione sulle nuove normative nazionali con cui si impone il green pass rafforzato anche all’aperto. La Federazione degli esercenti si fa portavoce di un malcontento diffuso tra i gestori, manifestato anche da una lettera aperta alle istituzioni, sottoscritta dai titolari di 22 locali della regione. Tra questi ci sono Locanda “Ai due fiumi” di San Canzian, Agriturismo Borgovecchio e Locanda CasaVersa 1834 di Romans, Novecento di Gradisca, Caramella, Claudine e Gandalf di Cormons, Agriturismo “Lis rosis” e Osteria “La vite selvatica” di Medea, oltre ai goriziani Bar Torino, Bierkeller e Café La Chance. I firmatari della missiva spedita ai Comuni e a Confcommercio sottolineano le difficoltà quotidiane. «Siamo esasperati – scrivono –. Abbiamo dovuto reinventare senza sosta le nostre attività adattandole a disposizioni che in questi due anni sono state modificate fin troppo spesso, addirittura dalla sera alla mattina, lasciandoci più di una volta chiusi e con i frigoriferi pieni di merce fresca. Abbiamo dovuto far rispettare le norme. Il nostro obiettivo è soddisfare i nostri clienti, tutti, e queste restrizioni hanno rovinato il naturale rapporto di fiducia coi nostri affezionati clienti. Si è creata una situazione di tensione costante: alcuni si offendono se controlliamo loro il Green pass, altri se non lo controlliamo abbastanza velocemente, alcuni se non permettiamo loro di accomodarsi al caldo, e via dicendo: non abbiamo scelto di fare i controllori, altrimenti saremmo in Polizia». E aggiungono: «Pensiamo che non sia giusto discriminare i clienti in base alle loro scelte personali, ma che sia giunto il momento di proporre e di costituire spazi semmai dedicati a possessori o meno di certificazioni, magari distanziati se necessario, ma accessibili a tutti senza obbligarci alla discriminazione». —


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