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Ridurre la quarantena, eliminare il tampone ed escludere i positivi asintomatici. Ecco le nuove regole con cui le Regioni chiedono di convivere con il Covid

Sono gli elementi contenuti nel documento da inviare al governo. L’Iss: assurdo. Speranza frena

ROMA La sintesi per le Regioni la fa l’assessore alla sanità del Lazio, Alessio D’Amato: «Continuando di questo passo tra positivi in quarantena e guariti che non riescono a farsi riattivare il Green Pass perché il sistema sta andando in tilt a metà febbraio il Paese collassa. Dobbiamo semplificare, prima di tutto togliendo quarantene e tamponi per chi ha fatto la terza dose».

Per la lettera-documento da inviare a governo e Iss le Regioni si sono prese ancora un po’ di tempo ma il carnet di misure è stato ancora una volta condiviso ieri nell’incontro a livello di assessori alla sanità. Tanto per cominciare chi ha fatto il booster ed è positivo ma asintomatico non andrebbe più in isolamento. Chi sempre con la terza dose è sintomatico andrebbe sì in isolamento per sette giorni, alla fine dei quali sarebbe però libero di uscire senza doversi sottoporre al tampone.

Le Regioni chiedono poi di non conteggiare più gli asintomatici nel bollettino settimanale e, soprattutto, di scorporare dal computo dei posti letto occupati da pazienti Covid quelli dei positivi asintomatici, che arrivano in ospedale per altre malattie e scoprono di essere positivi al tampone di ingresso. Una modifica tecnica, l’ha definita più di un governatore.

Che spegnerebbe però definitivamente il semaforo delle restrizioni, perché tagliando quello che si stima essere un 30% di “Covid non Covid”, nessuna regione passerebbe più in arancione. Anzi, molte tornerebbero in fascia bianca, nonostante in questo momento il 27,1% dei reparti di medicina sia occupato da pazienti Covid, che anche se asintomatici e ricoverati per altro, devono essere isolati dagli altri pazienti, mettendo comunque sotto stress gli ospedali.

A completare la lista c’è la richiesta di non ridurre dall’80 al 50% la capienza di bus, metro nelle regioni che dovessero andare comunque in arancione. Un passaggio di colore che lunedì dovrebbe scattare solo per la piccola Valle d’Aosta, perché aumentando in un sol colpo di 970 letti la propria dotazione di posti nei reparti di medicina, il Piemonte ha abbassato al 28,4% il proprio tasso di occupazione, al di sotto di quel 30% che fa scattare il cambio di colore.

Il “liberi tutti” delle regioni non è comunque piaciuto al ministro della Salute Roberto Speranza, che ieri mattina ha preso il telefono per esprimere il suo disappunto su proposte alla quali si opporrà. Anche se non è detto che nel governo questa volta prevalga le linea del rigore, visto che ieri i positivi in quarantena o ricoverati erano 2 milioni e 323mila, che arrivano a 4 se si aggiungono i contati stretti senza terza dose che cinque giorni di autoisolamento devono comunque farlo e i non pochi guariti che non riescono ad ottenere lo sblocco del loro green pass.

Un’apertura però Speranza l’ha fatta, ed è sullo scorporo dei ricoveri asintomatici dal computo dei letti attribuiti ai pazienti Covid. Una proposta che trova sostenitori anche nel Cts, che oggi darà il via libera al protocollo sullo sport e affronterà la questione del bollettino, che più di un esperto del comitato non vuole più diffondere con cadenza quotidiana.

Ma le Regioni chiedono di più e le motivazioni le ha spiegate il governatore veneto Zaia. «Per definire caso Covid, lo dice l’Ecdc, servono due criteri: una malattia con sintomi simil-influenzali e un tampone positivo. Questo significa che il paziente positivo senza sintomi non è un caso da trattare come paziente Covid», ha messo in chiaro.

Non la pensano così gli esperti dell’Iss. Primo, dicono gli scienziati, vanno contati anche gli asintomatici.

Il Covid «dà una sintomatologia variegata e in evoluzione anche per la comparsa di nuove varianti virali che interagiscono in modo spesso diverso con il nostro organismo». E questo, «rende molto difficile riconoscere clinicamente un’infezione sintomatica da SARS-CoV-2 in assenza di una conferma di laboratorio».

Inoltre in molti casi, soprattutto tra i vaccinati, l’infezione «decorre in maniera asintomatica». Dunque, «non sorvegliare questi casi limiterebbe la capacità di identificare le variabili emergenti e non renderebbe possibile monitorare l’andamento della circolazione del virus». E non è vero che l’Ecdc ha cambiato la definizione di caso. «È la stessa del dicembre 2020». La battaglia tra rigoristi e liberisti è solo all’inizio. —

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