Una linea di traghetti per unire Lisignano all’isola di Cherso

L’idea lanciata dal quotidiano Glas Istre ha suscitato subito numerose adesioni 

la novità

Andrea Marsanich / FIUME


L'idea è nata di recente, lanciata dal giornale polesano Glas Istre e ora (dati i consensi che raccoglie) sta rotolando su un piano in discesa, alla base del quale si spera possano esserci le competenti autorità, chiamate a dare un seguito al progetto teso a dare vita alla linea di traghetto Lisignano–San Martino di Cherso. Una tratta altamente suggestiva, che unirebbe la parte meridionale dell'Istria e l'isola di Cherso, oggi qualcosa di inimmaginabile data la penuria di collegamenti marittimi – rispetto all' epoca austroungarica - tra la penisola e l'arcipelago quarnerino.

Tra Lisignano, comune incastonato nelle coste sud-orientali istriane, e la bellissima San Martino di Cherso o San Martino in Valle, la distanza in linea d'aria è di soli 30 chilometri, pari a 18,6 miglia. Il discorso cambia, e di molto, quando parliamo della distanza via terra fra Lisignano e la citata località isolana: bisogna percorrere 65 chilometri per raggiungere lo scalo traghetti di Brestova, viaggiare in ferry una ventina di minuti fino al terminal chersino di Faresina (tratta lunga 2,7 miglia) e quindi sorbirsi altri 65 chilometri per arrivare a San Martino. Non è poco, anzi è tantissimo rispetto ad un collegamento marittimo che avrebbe un impatto formidabile in campo turistico e non solo. È sicuro che nella parte meridionale dell'Istria, dove annualmente soggiornano sui 2 milioni e mezzo di vacanzieri, sarebbero non pochi gli interessati a fare una gita nelle dirimpettaie isole di Cherso e Lussino, magari per ammirare da vicino la statua bronzea dell'Apossiomene, assistere alle Serate musicali di Ossero, oppure concedersi un pranzetto a base del mitico agnello chersino. Per tacere delle tante spiagge isolane, capaci di ammaliare anche l'ultimo degli scettici.

E poi non mancherebbero i villeggianti che, sistemati nelle predette Lussino e Cherso, vorrebbero fare una capatina a Pola o più su a Rovigno e Parenzo, dando un tocco decisamente stupendo alle loro vacanze altoadriatiche. In questo momento San Martino è messa meglio in quanto ad infrastruttura marittima, con un porticciolo che abbisogna solo della costruzione del necessario centro imbarco-sbarco traghetti. A Lisignano – parliamo del piccolo scalo di Kuje – si dovrebbe mettere in piedi una piccola ma efficiente banchina, dove i ferry potrebbero attraccare. A ciò si aggiungerebbe la strada d'accesso a Kuje: un progetto non megalomane, che avrebbe conseguenze positive anche per istriani, chersini e lussignani. Grazie a Pola, principale centro sanitario, universitario, scolastico, commerciale dell'Istria, gli isolani vedrebbero migliorare il loro tenore di vita (12 chilometri tra Pola e Lisignano), non costretti più a rivolgersi alla molto più lontana Fiume per motivi di lavoro, studio, salute. Del resto, tanto tempo fa i sansegotti e gli abitanti di Unie andavano a Medolino a bordo delle loro imbarcazioni per macinare il grano nei locali mulini a vento. —

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