Vertici Itis in scadenza, Pahor apre alla conferma ma c’è l’incognita di Fdi

Massimo Silvano

L’11 gennaio si concluderà il mandato dell’attuale Cda, probabile la proroga tecnica in attesa che la politica decida. E gli equilibri, rispetto al 2018, sono cambiati

TRIESTE. Scadrà martedì 11 gennaio il mandato dell’architetto Aldo Pahor alla presidenza dell’Itis di Trieste, la storica azienda di servizi alla persona di via Pascoli, e con lui tutto il consiglio di amministrazione. È una partita su cui la politica triestina si mobilita con entusiasmo ogni quattro anni, l’Itis è un nodo importante dei servizi cittadini, ma questa volta (complici le tarde elezioni e le feste) è passata un po’ in sordina: la maggioranza non si è ancora riunita sul tema, e l’arrivo delle nuove nomine non pare imminente. Oggi l’architetto Pahor terrà una conferenza stampa per presentare i nuovi servizi domiciliari, uno dei risultati più importanti di un quadriennio per altri versi molto complicato, di cui il presidente di Itis tirerà le somme finali. Nel frattempo, però, Pahor anticipa la sua apertura a un rinnovo: «La mia disponibilità a rimanere c’è, ma capisco anche che sono cambiati gli equilibri politici». Il presidente uscente sottolinea però l’opportunità di una qualche forma di continuità: a marzo, infatti, andrà in pensione il direttore generale Fabio Bonetta, da un ventennio uomo-macchina dell’ente, che perderà così una delle sue colonne. Il sindaco Roberto Dipiazza assicura di non aver ancora preso decisioni in merito: «Ma mi sembra che Pahor abbia fatto un buon lavoro, di solito in questi casi nessuno ha da ridire sul rinnovo. Ne parleremo e decideremo». Il Cda dell’Itis è composto da cinque membri, tre di nomina comunale (due di maggioranza e uno di opposizione), uno di nomina regionale e un delegato di Asugi. Nel 2018 il Cda neonominato elesse alla presidenza Pahor su indicazione del sindaco Roberto Dipiazza: il passaggio non era scontato, perché la scelta mise fuori dai giochi il candidato forzista all’incarico, il professor Giuseppe Bellini. Tra i suoi sponsor l’allora consigliere di Forza Italia Bruno Marini che, a dispetto dell’usuale peso dei berlusconiani in Itis, vide la nomina attribuita al candidato del sindaco (per quanto la collocazione di Pahor come dipiazzista puro fosse difficile, allora come oggi, considerato il suo passato forzista e la vicinanza a Giulio Camber). Perché dissotterriamo oggi questo rompicapo ormai fuori tempo massimo? Perché gli equilibri politici in Comune sono cambiati e, al posto di Forza Italia, la prima forza politica ora sono i Fratelli d’Italia, che con tutta probabilità faranno valere la loro preminenza proponendo un loro candidato alla guida dell’Itis. È una partita, questa, che rientra in quella più generale delle partecipate, che culminerà in aprile con la nomina dei nuovi vertici di Trieste Trasporti. Visto il precedente del 2018, però, i forzisti punteranno a indicare Pahor come una semplice nomina del sindaco, e quindi a non conteggiare l’Itis tra le loro “roccaforti”. Per il momento, in ogni caso, nessuno nell’agone politico comunale sembra avere una gran fretta di risolvere il problema, ed è molto probabile che il Cda vada in proroga per qualche tempo, fino alla soluzione del nodo politico. Non sono stati quattro anni facili per l’Itis, dicevamo. Nel 2019 ci fu il caso della scabbia all’interno della struttura – «che gestimmo con la massima trasparenza ma che ci portò un danno d’immagine», ricorda Pahor –, poi nel tempo l’azienda ha perso alcuni dei suoi asset di bilancio più importanti: uno è la Rsa San Giusto, che ora è parte del Maggiore ma per decenni era sotto Itis, mentre nel 2020 ha lasciato la collaborazione con Itis anche la Fondazione Ananian, che era legata all’ente da un accordo di collaborazione di antica data (l’Itis di fatto forniva supporto amministrativo nella gestione dei beni della Fondazione a fronte di un’erogazione liberale). Ciononostante «i risultati positivi» ci sono stati, spiega Pahor, che oggi illustrerà gli obbiettivi raggiunti durante il mandato

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