Buon compleanno Piccolo! Dalla carta al digitale, un grazie lungo 140 anni con i ricordi dei nostri lettori

TRIESTE. Licia ha 90 anni e compra il Piccolo, da sempre, ogni giorno. Se non ce la fa a scendere sotto casa, la proprietaria dell’edicola di via Combi le mette da parte una copia, e il giorno dopo, di edizioni, se ne legge due: «È la mia passione, è un rito», commenta. Negli anni Settanta ha vissuto per sette anni a Torino: «Mi sono fatta amica l’edicolante della stazione, che mi faceva arrivare lì il giornale, perché volevo continuare a sapere tutto della mia città».

Cosa cambierebbe? «Niente. Mi piace così, pure gli inserti, Piccololibri, Specchio». Licia Canarutto è un’irriducibile. Gli anni passano, i tempi cambiano, ma il Piccolo resta. Ed è fatto di carta, di pagine girate, piegate, accartocciate.

TUTTI GLI ARTICOLI DELLO SPECIALE SUI 140 ANNI DEL PICCOLO

 

In 140 anni, da quel primo numero del 29 dicembre 1881, di lettori affezionati come Licia ce ne sono stati tanti, e oggi è anche e soprattutto la loro festa: in un mondo in cui le notizie ti piovono addosso, tirare fuori dal portafoglio dei soldi per acquistare il giornale cartaceo o per abbonarsi all’edizione digitale o al sito, da seguire su tablet, pc e smartphone, è una scelta. La scelta di non fermarsi all’informazione «fuggente» dei social e «seguire la voce della città, raccontata in modo professionale», per sintetizzare le riflessioni degli aficionados.

Ma anche la scelta di ritagliarsi un po’ di tempo per «gustarsi le notizie e assimilarle», come racconta Igor Colugnatti, 78 anni, lettore da quando ne aveva 20, che con sua moglie Sonia Ghezzo, di 75, ogni giorno si scambia le pagine, sul divano di casa: «È un rituale; leggiamo gli articoli, ce li scambiamo, commentiamo. Non potrei farne a meno e mi piacerebbe se si approfondissero ancora di più alcuni argomenti, in primis la sanità. Grazie a un articolo pubblicato dieci anni fa - spiega Igor - ho pure ritrovato la storia di mio zio, Mondo Colugnatti, che lavorava sulla nave Galilea, affondata durante la Seconda guerra mondiale mentre riportava in Italia i reduci della campagna di Grecia».

Lettori di ieri, di oggi e di domani. Come Oliver Visintin, 11 anni, che ogni weekend ruba il giornale a papà per divorare i pezzi sulla Triestina, con particolare attenzione a commenti e retroscena sulle gesta del suo giocatore preferito, Andrea Procaccio. «La passione per l’Unione l’ha presa da me - commenta sorridendo la mamma, Denise Zerjal -; è un culto di famiglia, che contempla anche andare a seguire i giocatori in ritiro e collezionare i calendari, in allegato al Piccolo». «Mi piace il calcio in generale, sono anche tifoso della Juve - racconta Oliver - ma la Triestina è il massimo».

«Noi restiamo fedeli all’edizione cartacea: la mattina si compra pane e Piccolo», racconta Marialuisa Fonda, 71 anni, che assieme al marito Giorgio Eva, 76, non perde un colpo in edicola da oltre mezzo secolo. «Giorgio lo legge da 60 anni, cronaca e sport dilettantistico soprattutto; io amo la cronaca e le segnalazioni. Dall’attentato alla Siot a Černobyl, alla caduta del Muro di Berlino, i grandi e i piccoli eventi letti attraverso le pagine del quotidiano hanno scandito la nostra vita. Io poi - aggiunge Marialuisa - a un anno sono finita nella rubrica “Bimbi belli”».

Per Miranda Gregoret, 91enne, quello con il quotidiano è un rapporto che va avanti da più di ottant’anni: «Dalla fine degli anni Trenta - racconta la lettrice storica -. Mio papà faceva il barbiere in via Fabio Severo e in negozio lo leggevano tutti. Quando andavo lì dopo scuola lo sbirciavo: ho iniziato così e non ho mai smesso, per me ormai è diventato quasi un impegno». La lettrice è ospite di una casa di riposto: «La mattina leggo anche gli articoli per gli altri, a richiesta. L’oroscopo, poi, per tutti».
 

Dalla carta al web, laddove prende forma il futuro dell’informazione. «L’inchiostro non sparirà mai, ma è inevitabile che gradualmente aumenti la fruizione della versione online - afferma Sara Matijacic, 34 anni -. Ho iniziato a leggere il Piccolo in prima liceo e non ho mai smesso, ma da un po’ mi sono abbonata al sito perché ho cambiato lavoro e non riesco più a dedicarmi al cartaceo ogni giorno. In passato ho lavorato anche come ufficio stampa e in qualche modo è stato il giornale a mettermi addosso la curiosità di provare a entrare in quel mondo. Sono abbonata al Piccolo e al Times: che l’informazione di qualità si paghi, anche online, è la norma ovunque, in Italia ci arriveremo tra un po’. Amo soprattutto le pagine culturali e Piccololibri, ma anche l’Agenda».

Pure per Stefano Fermo, 41 anni, le notizie viaggiano sullo schermo del cellulare: «Lo leggo la mattina a colazione. Sono un “nuovo” lettore, abbonato dalla primavera del 2020: iniziata la pandemia, ho sentito l’esigenza di un’informazione diversa, ma anche l’urgenza di stare più vicino alla città ed essere più informato sul mio territorio». Una storia simile a quella di Massimiliano Galasso, 40 anni, triestino residente a Milano dal 2016. «Mi sono abbonato al sito nella primavera di quest’anno - spiega - perché ho sentito il desiderio di seguire più da vicino i fatti e le novità della mia città, che negli ultimi tempi non ho potuto frequentare come prima causa pandemia. Leggo un po’ tutto, basket compreso. Cosa potenzierei? Gli approfondimenti culturali - risponde -. Ammetto poi che l’ondata delle proteste no vax mi ha sorpreso e vorrei capire meglio il perché di quei fatti».

Anche Erik Telesforo, 47 anni, di Gorizia, legge il quotidiano sul sito. In particolare la cronaca locale e quella d’oltreconfine «perché per lavoro frequento i Paesi della ex Jugoslavia. Per quello che interessa a me, allargherei la cronaca all’Austria e al Friuli». Secondo il lettore isontino «i social non garantiscono professionalità e controllo delle notizie. Il Piccolo ha la capacità di dare notizie online e credo possa migliorare ancora la fruibilità del sito».

Il web, dunque, un pianeta popolato da soli giovani? Niente affatto. Mariella Devescovi, 80 anni, e suo marito Livio Damini, 87, sono passati all’abbonamento digitale a inizio pandemia, dopo 60 anni di carta: «Lo abbiamo fatto per evitare di uscire ogni giorno di casa. Oggi andiamo in edicola nel weekend, soprattutto per comprare il Piccolo libri, ma durante la settimana solo web: la carta ha un altro fascino, ma adesso va bene così. Ci piacerebbe più spazio per le segnalazioni»

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