No vax a Redipuglia, una profanazione che strumentalizza i morti del Sacrario

La scelta paradossale di chiedere “libertà” in un luogo in cui riposano migliaia che furono trascinati in una guerra che con la libertà c’entrava ben poco

Il Sacrario di Redipuglia custodisce la salma di un’unica donna. Si chiamava Margherita Kaiser Parodi. Crocerossina, aveva accudito centinaia di soldati, molti dei quali non erano sopravvissuti alle ferite e in seguito furono sepolti vicino a lei. Parodi sopravvisse alla Grande Guerra ma morì di febbre spagnola, il cui funesto ricordo spesso riecheggia in questi tempi di pandemia. Penso alla crocerossina osservando le immagini di quanto accaduto mercoledì 8 dicembre al Sacrario di Redipuglia. Il questore annuncia l’apertura di un’inchiesta per manifestazione non autorizzata e vilipendio dei Caduti. È il minimo che si possa chiedere alle istituzioni davanti a un gesto di gravità morale inaudita, ovvero la profanazione di un luogo che riflette il valore più alto di una Nazione: l’unità del suo popolo.

Quanto accaduto ai piedi dei gradoni dei Centomila ha eroso ulteriormente il sempre più sottile filo che separa la tolleranza di una maggioranza rispetto all’uggia di una minoranza che confonde la libertà con la provocazione. C’è un unico precedente di oltraggio al Sacrario di Redipuglia e riguarda un rapper che registrò in forma non autorizzata - e ci mancherebbe - un video musicale. Fu ovviamente condannato in sede penale.

La penetrazione dei “manifestanti” lungo la via Eroica del Sacrario per raggiungere quasi la tomba del Duca d’Aosta è la rappresentazione plastica dell’insinuarsi nel ventre delle istituzioni democratiche di quella parte di società disorientata ma non per questo innocua che avrebbe bisogno urgente di un vaccino che si chiama cultura. Manifestare “libertà” strumentalizzando i Caduti sepolti nel Sacrario è quanto di più paradossale, e intollerabile, si possa fare. Perché quei militari della Terza Armata che onoriamo salendo i gradoni, combatterono sul Carso in quanto trascinati in una guerra le cui finalità non avevano nulla a che fare con la libertà. Libertà di chi, poi?


Possiamo ben comprendere perché le autorità abbiano “lasciato fare”, ma allo stesso tempo è opportuno prevenire il disagio dei cittadini per bene di fronte alla consapevolezza che ad alcuni, evidentemente, è concesso compiere atti vietati al resto della collettività. È la teoria della lampadina rotta: se un cittadino segnala all’autorità la rottura di una lampadina sulla pubblica via e nota che subito dopo viene riparata, continuerà ad avere fiducia nelle istituzioni. In caso contrario finirà per distruggere anch’esso le lampadine. Margherita Kaiser Parodi assisteva i deboli in quanto feriti da un nemico dichiarato. Ma deboli non possono essere considerati coloro che coltivano il nemico nella loro cattiva coscienza. —


 

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