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Il leader serbo-bosniaco alza il tiro e accelera sul progetto di secessione

A giorni il verdetto di Dodik sul ritiro dalle istituzioni centrali in risposta alle pressioni della comunità internazionale

BELGRADO. Paure, minacce, avvertimenti, giochi diplomatici dietro le quinte. Sarà con alta probabilità un dicembre caldissimo, in Bosnia-Erzegovina, Paese da mesi squassato dalla più grave crisi politica che la nazione balcanica abbia vissuto nel dopoguerra a causa delle minacce separatistiche del leader serbo-bosniaco, Milorad Dodik. Dodik che, ricordiamo, come rappresaglia all’introduzione, su pressioni della comunità internazionale, di una legge che vieta il negazionismo del genocidio di Srebrenica e la glorificazione dei criminali di guerra, ha minacciato il ritiro dei serbi di Bosnia da istituzioni-chiave, incluso l’esercito nazionale.

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