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A Monfalcone il caso si ripete: donato abbonamento del Manifesto, ma in Biblioteca il giornale ancora non c’è

Un’interrogazione di Morsolin apre il caso. La replica del Comune: «Manca agli atti la dichiarazione di donazione»

MONFALCONE Se inizio e fine si saldano, se l’evoluzione del tempo è un cerchio e se gli eventi della storia sono destinati a ripetersi allora è un segno del destino che agli sgoccioli di mandato della prima amministrazione battente bandiera Lega, proprio come un déjà-vu, ritorni alla ribalta politica una delle primissime gatte da pelare cui Anna Cisint s’imbattè a esordio di sindacatura, nel 2017: la sparizione del Manifesto, quotidiano di indirizzo comunista, dagli scaffali della Biblioteca. Infatti, così come nell’incipit di quattro anni fa – alla prima quindicina di febbraio – si materializzò l’interrogazione di Cristiana Morsolin, esponente de La Sinistra e papabile candidato alle amministrative 2022, è oggi nuovamente un atto analogo, e sempre firmato e protocollato dal medesimo consigliere, a riportare in auge le vicenda di quel giornale.

«Da diversi cittadini – scrive Morsolin – ci giunge la notizia che ogni giorno arriva in Biblioteca una copia del Manifesto donata dalla redazione al Comune. Tale copia però non risulta disponibile all’utenza poiché più di una persona è andata a chiederla al bancone, ma non è stata fornita». «Ricordando che in un Paese convintamente pluralista non è corretto non fornire un quotidiano di informazione, se in possesso della Biblioteca, s’interroga la sindaca per sapere se effettivamente il quotidiano arriva, a qualsiasi titolo, al polo di via Ceriani e se sì, da quando». Il tutto condito da una richiesta di risposta «esclusivamente scritta».

Interpellata sul “giallo” Cisint cade dalle nuvole e afferma di non saperne nulla né risultano deliberazioni sul punto. Fine del discorso. Anzi, rimanda ogni chiarimento direttamente alla dirigente dell’Area Giovani, cultura, sport e assistenza Paola Tessaris. Che nel cercare di dipanare la matassa, precisa: «Il Manifesto non arriva con il blocco degli abbonamenti ai quotidiani e periodici stipulati dall’ente». I monfalconesi, per esempio, possono trovare in via Ceriani Il Giornale, La Repubblica, Il Sole 24 ore, La Gazzetta dello sport, Il Corriere, Il Piccolo, anche l’Arena di Pola. E ancora Tessaris: «Non c’è una dichiarazione di donazione, non si capisce se vi sia una continuità o meno nelle pubblicazioni che pervengono, non c’è chiarezza». Quindi l’appiglio alle disposizioni: «I principi generali prevedono che per l’ente pubblico vi debba essere un’accettazione di ogni eventuale donazione, dal quadro all’abbonamento. E nell’intento dell’offerta vi deve essere un fine compatibile». «Ciò vale – sempre la dirigente – non solo per l’ente, ma anche per la Biblioteca: le donazioni vanno esplicitate, formalizzate e accettate». Secondo Tessaris, poi, il Manifesto, via posta e da «mittente a noi sconosciuto», non arriverebbe «con una periodicità, bensì a random» e dunque ci sarebbe l’ulteriore criticità di «non riuscire a garantire continuità di lettura al pubblico». Ma la domanda è: dove finisce Il Manifesto se non è offerto in lettura nelle sale? «Non lo so, escludo sia eliminato», replica la dirigente.

Insomma, gli ingredienti del “giallo” ci sono tutti. Un punto fermo, tuttavia, si può pure mettere. Secondo quanto scoperto per altre vie, effettivamente la redazione de Il Manifesto sta assicurando l’ultima tranche di abbonamento semestrale gratuito (fino al 6 marzo 2022) attraverso l’interessamento di un cittadino toscano, non ignoto alla nostra cronaca. Si tratta del 62enne Antonio Berti, l’ex libraio di Montecarlo che era stato accusato dalla Procura di Gorizia d’aver inviato due e-mail di minacce al sindaco e che alla prima udienza in tribunale, lo scorso maggio, aveva patteggiato la pena di 4 mesi senza sospensione condizionale. L’epilogo di una vicenda sfociata dalla denuncia, nell’estate 2019, di Cisint. Atto che aveva messo in moto la Digos e scaturito da un antefatto, già assurto alla cronaca nazionale: la rimozione, da parte dell’amministrazione, di due testate dalla Biblioteca comunale, l’Avvenire e Il Manifesto appunto. Berti si era già fatto promotore della consegna in città di un abbonamento gratuito della testata, poi congelato. E chiusa la vicenda giudiziaria, pronto a espiare la pena, aveva esaurito l’ultimo, personale impegno per ristabilire in città la lettura del quotidiano, cui è affezionato lettore e strenuo sostenitore, perorando la causa con il Manifesto. Che così ha fatto partire, con destinazione Monfalcone, l’ultimo semestre di pubblicazione gratuita.

Il “giallo” su dove il giornale precisamente finisca resta. Ma da dove arrivi, ora, non è più un mistero.

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