Appoggio al governo sloveno, l’Unione italiana si dissocia dal deputato al seggio specifico

Maurizio Tremul e Felice Ziza

Tremul: «La scelta di Žiža non è stata discussa e condivisa con tutte le organizzazioni»

CAPODISTRIA. Il presidente dell'Unione Italiana Maurizio Tremul prende le distanze dal deputato della Comunità nazionale italiana al Parlamento sloveno Felice Žiža, al quale rinfaccia di non aver reso pubblico l'Accordo firmato con il premier Janez Jansa. Un accordo che lo ricordiamo, prevede la realizzazione di una serie di progetti a favore della comunità in cambio del sostegno del deputato al governo di Lubiana. «Quella di Žiža– afferma Tremul in una nota - è una scelta politica che non è stata oggetto di discussioni e dibattiti pubblici, né tra i connazionali e né tra le preposte organizzazioni della comunità».

Dal canto suo Tremul auspica «l'istituzione di un processo decisionale maggiormente condiviso anche con l'organizzazione di regolari consultazioni tra la Can costiera (Comunità autogestita della minoranza, n.d.a.), l'Unione Italiana e il deputato stesso. «Le scelte politiche di Žiža – sottolinea Tremul – sembra portino ad alimentare un clima ostile nei nostri riguardi e il diffondersi di sospetti e dubbi. L'azione politica che ho indicato, eviterebbe il manifestarsi del clima per nulla favorevole. Una temperie – aggiunge - in cui si ritorna a parlare del ventennio fascista, dei tragici fatti della Seconda Guerra Mondiale e degli orribili crimini che l'Italia perpetuò allora, purtroppo, anche nei riguardi degli sloveni e dei croati, mentre si omette di ricordare la tragedia delle foibe e dell'esodo degli italiani dal loro territorio d'insediamento storico».

«Si eviterebbe la richiesta di riduzione, come sta avvenendo, – spiega ancora Tremul – dei diritti alle Comunità nazionali autoctone che i padri costituenti iscrissero nell'ordinamento giuridico costituzionale della Slovenia democratica, quei diritti che per decenni sono stati indicati quale esemplare modello di protezione delle minoranze, anche se in Europa ne conosciamo di più avanzati. Si ritorna a mettere in discussione il diritto al seggio specifico garantito al parlamento per le comunità italiana e ungherese, o comunque a declassarlo trasformando i parlamentari minoritari in deputati di serie B». «Nell’attuale contesto politico sloveno – prosegue - non è interesse della destra cavalcare queste richieste, essendo decisivo il voto dei deputati delle comunità nazionali per il governo guidato dal premier Janez Jansa, ma non è detto che non tornerà ad esserlo in futuro, nel caso di una vittoria elettorale del centrodestra alle prossime elezioni parlamentari». v.c.

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