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La rabbia di Cisint: volevano mettere il bavaglio al Consiglio A2A: opportunità per l’ambiente

L’amministrazione parla di «sentenza esemplare» e rivendica la legittimità dell’operato. L’avvocato Billiani: «Indirizzo valido»

Ti.Ca.
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C’è un po’ di tutto, nell’intervento-fiume di Anna Cisint sul verdetto del Tar favorevole all’ente. Dal paragone di A2A a un gigante, un «re Leone» mentre l’ente-«formichina» vi si oppone come forse nessuno avrebbe mai fatto, alla metafora del capitano in mare, passando per i proverbi napoletani. Mentre l’azienda, nella sua nota, ha inteso mettere in evidenzia i processi di dismissione in ottica ambientale: «L’abbandono dell’utilizzo del carbone entro il 2025 è un obiettivo europeo che A2A ha scelto di anticipare avviando un percorso virtuoso di riconversione delle centrali a carbone, come quella di Monfalcone. Questa trasformazione rappresenta un’opportunità per l’ambiente e per i cittadini che potranno contare su fonti energetiche sostenibili, a dimostrazione dell’attenzione del gruppo nei confronti dei territori in cui opera, salvaguardando, al contempo, i livelli occupazionali e contribuendo alla transizione energetica del Paese».

Agguerrito, invece, il commento alla vicenda giuridica del sindaco: «A2A ha impugnato all’ultimo minuto utile le nostre direttive con salvaguardia per farle annullare, ma il Tar, con una sentenza esemplare, dice che il Comune ha ben agito e deve poter pianificare. Il “bavaglio” che hanno tentato di metterci non è stato ritenuto accettabile dal giudice amministrativo».

Quindi una sentenza «che ci dà soddisfazione, perché il Comune di Monfalcone continua a dimostrare coraggio, serietà, competenza, impegno a portare avanti l’interesse dei cittadini in ordine a salute, ambiente e prospettive di lavoro». E poi: «Quando sono salita su questa barca ho voluto tenere il timone su scelte a volte anche impopolari». Ma il Tar «ha detto a chiare lettere che l’ente è legittimamente nella posizione di poter pianificare». Con atti che «non sono il libro dei sogni, ma volontà concrete e reali», ha chiarito in sindaco, affiancata ieri dagli assessori Antonio Garritani (Mondo produttivo) e Sabina Cauci (Ambiente), oltre che dai funzionari. «E mi dispiace – sempre Cisint – che un’azienda con capitale pubblico non stia dimostrando responsabilità sociale d’impresa, al punto da chiedere al giudice di “zittire” il Comune sulla volontà di pianificazione». Diritto a immaginare il futuro: un mantra ripetuto a più riprese. Fino a sfoderare un inedito idioma partenopeo – «Ccà nisciuno è fesso» – per ribadire il titolo dell’ente a dire la propria sul suo territorio. Mentre l’azione di A2A è stata vissuta come «un tentativo di delegittimare l’ente». Insomma, una Cisint apparsa a tutti come l’esondazione di un torrente, incontenibile, prodromo delle lotte che senz’altro si scateneranno sulla centrale. E se in conferenza non si è rivolta agli avversari politici a margine, però, non ha mancato di sottolineare come tra coloro che avevano votato in senso avverso al documento sulle direttive vi fossero anche esponenti dem. «Come mai? Il Pd non è contrario alla centrale? Forse c’era Moretti a suggerire loro come muoversi...», ha buttato lì, dopo essersi invece congratulata con i suoi per la capacità di fare squadra e lavorare su una materia complessa e delicata.

Si è invece attenuta ovviamente al tecnico l’avvocato del Comune Teresa Billiani:«La delibera è valida ed efficace». Ma«A2A ha ritenuto che il Comune in quella materia non potesse pronunciarsi, sollevando eccezioni preliminari che il Tar invece non ha accolto». —



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