Lega Nazionale Ecco i manifesti dal 1946 a oggi

Da oggi in mostra nella sala comunale d’arte 

All’ingresso il manifesto del rilancio associativo, datato febbraio 1946, contestuale al trattato parigino che metteva fine all’italianità adriatica orientale. «... questa nuova e antica istituzione ritorni ad essere, come già fu in tempi onorati, la viva immagine di un’italianità pensosa dei propri doveri, conscia dei propri diritti».

Rinasceva allora la Lega nazionale promossa da un comitato promotore, dal punto di vista delle appartenenze politiche, “interforze”: leggiamo i nomi di Fulvio Anzellotti, di Gianni Bartoli, di Letizia Fonda Savio, di Bruno Forti, di don Edoardo Marzari, di Livio Pesante, di Piero Slocovich, di Baccio Ziliotto.


L’attenzione cade in particolare su una firma di grande autorevolezza scientifica e letteraria, quella del giurista Salvatore Satta, allora docente nell’Ateneo triestino: fu l’autore di “De profundis”, un’amara riflessione sulla “morte della patria” avvenuta durante il secondo conflitto mondiale.

Oggi pomeriggio alle 17.30 si apre la mostra dedicata ai manifesti della Lega Nazionale dal 1946 a oggi, allestita nella Sala comunale d’arte in piazza Unità, al pianterreno della residenza municipale. Resterà aperta fino al 21 novembre dalle 10 alle 13, dalle 17 alle 20.

E ieri mattina Diego Guerin, presidente del comitato per i 130 anni del sodalizio, e Betty Mereu stavano preparando la “materia prima” che sarà al centro dell’esposizione, una sorta di “aperitivo” all’appuntamento che tra un mese vedrà sfilare a palazzo Costanzi la cartellonistica e l’oggettistica più antiche, legate agli albori della Lega.

La mostra in Sala comunale si concentra, come abbiamo premesso, sul materiale cartaceo, manifesti e volantini, post-1946. La Lega Nazionale riprende le linee di attività pre-belliche: assistenza, educazione, ricreatori, iniziative culturali e sportive. Un messaggio diretto soprattutto ai giovani. Si annunciano feste danzanti e feste dell’uva, accanto ai temi della rivendicazione nazionale delle terre perdute in seguito alla seconda guerra mondiale. Naturalmente non può mancare uno striscione dedicato a Osimo. Paolo Sardos Albertini, presidente dell’associazione, riflette, osservando queste memorie, sulla storia “particolare” dell’area giuliana, dove lo strascico della guerra persa fu assai più lungo e sentito rispetto al resto della nazione. —



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