Portuali vittime dell’amianto fondo risarcimenti da 5 milioni

Emendamento al Decreto Infrastrutture avanzato dalla deputata Pd Serracchiani Attualmente sono 14 i procedimenti penali portati avanti dai parenti dei deceduti



Cinque milioni da pagare per i risarcimenti ai lavoratori danneggiati dall’amianto e la mano tesa del governo che ripianerà le perdite. L’Autorità portuale può tirare un respiro di sollievo dopo l’approvazione alla Camera del decreto Infrastrutture, che stanzia 20 milioni in due anni per permettere agli enti gestori dei porti di non dover coprire a proprie spese gli indennizzi per le vittime delle malattie asbesto correlate. La prima causa all’Autorità portuale di Trieste è stata intentata nel 2005 e finora le vittime liquidate sono state 44. Sul porto di Trieste e Monfalcone pendono ancora 14 procedimenti, portati avanti dagli eredi dei deceduti o da chi ha sviluppato le malattie lavorando alle dipendenze dell’allora Ente autonomo del porto di Trieste e della Compagnia portuale, cui la giurisprudenza dà la possibilità di essere risarciti dall’Authority. L’ente calcola che le 14 cause costeranno al bilancio attorno ai 5 milioni, dei quali un paio dovrà essere erogato l’anno prossimo. L’entità dei singoli casi è variabile ma ci sono procedimenti conclusi con risarcimenti superiori ai 700 mila euro. E i numeri sono destinati ad aumentare, se si considerano i tempi decennali per lo sviluppo della malattia e che fra anni Sessanta e Novanta sono stati oltre duemila i portuali impegnati nel carico e scarico dell’amianto. Sono gli stessi legali delle vittime a chiedere allo Stato di intervenire, perché le cause non generino danni all’operatività dei porti. Il problema è comune a tutte le Autorità, che si trovano a pagare per una gestione dell’amianto (all’epoca movimentato dai facchini senza dispositivi di protezione) risalente a decenni or sono e su cui non hanno responsabilità. Il governo ha deciso di creare un fondo finanziato con 10 milioni all’anno per il 2021 e il 2022, accogliendo un emendamento della deputata Pd Debora Serracchiani al decreto che, dopo la fiducia, approda ora blindato al Senato. «Sono da sempre molto attenta – dice la parlamentare – ai temi legati all’amianto e alle malattie derivanti. Questo intervento può sembrare settoriale, perché riguarda i porti, ma è una risposta importante ai lavoratori e alle famiglie di chi si è purtroppo ammalato. Questi fondi permetteranno di sollevare le Autorità portuali da un pesante aggravio di costi e spero che con le somme risparmiate possano essere messi in campo progetti importanti legati alla sicurezza sul lavoro». Nel settore privato, un malato di asbestosi accede al risarcimento facendo causa all’impresa di provenienza e venendo indennizzato attraverso il Fondo per le vittime dell’amianto istituito presso l’Inail, che si rivale sulla società, qualora questa esista ancora anche a quarant’anni di distanza dall’esposizione della vittima alle fibre di amianto. Il dl Infrastrutture crea un fondo analogo dedicato alle Autorità portuali, che non vedranno indebolita dalle cause la propria capacità di spesa per investimenti infrastrutturali. «L’emendamento – dice il segretario generale dell’Ap Vittorio Torbianelli – alleggerisce il nostro bilancio di alcuni milioni di spese per rifondere i danni a chi è morto di amianto, cause che noi sosteniamo sempre più spesso e che ci derivano dalla responsabilità rispetto a chiunque abbia agito in passato in porto a Trieste prima del 1994. Sono cause in crescita e il bilancio dell’Autorità cominciava a soffrirne: il decreto ci permette di investire in altre in altre attività per il porto». —




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