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L’allarme di Valenti su contagi e cortei: «Trieste rischia la zona gialla. Se si continua così saranno consentite solo manifestazioni statiche»

Foto Lasorte

Secondo il prefetto di Trieste «finché esiste un diritto a manifestare, questo va fatto esercitare come previsto dalla Costituzione, ma le scene che abbiamo visto in piazza Unità e al porto sono l’evidenza del rischio di un propagarsi della pandemia»

TRIESTE «Il rischio di una zona gialla è alle porte se continua così e sarà questo il vero limite alla libertà di espressione. Se continua così saranno permesse solo manifestazioni statiche». Il prefetto Valerio Valenti lascia Trieste con una conferenza stampa di commiato e lancia l’allarme rispetto alla crescita dei contagi e alle manifestazioni no pass che stanno contribuendo all’innalzamento del numero dei positivi.
Al centro del bilancio del prefetto, destinato a insediarsi a Firenze alla fine della prossima settimana, finiscono inevitabilmente le manifestazioni di queste settimane. «Non mi spiego – ragiona Valenti – che ci sia una parte di questa comunità molto ligia che è avulsa dal rispetto dei limiti. Qualcuno evoca il divieto a svolgere manifestazioni che si stanno in effetti dimostrando veicolo della proliferazione della pandemia e questa è una constatazione oggettiva.

Trieste, il prefetto Valenti: "Il rischio di una zona gialla è alle porte"

Ma da rappresentante dello Stato dico che, finché esiste un diritto a manifestare, questo va fatto esercitare come previsto dalla Costituzione: non sarà un prefetto a dire che si può o meno manifestare, lo deve dire qualcun altro, ma le scene che abbiamo visto in piazza Unità e al porto sono l’evidenza del rischio di un propagarsi della pandemia».


I giornalisti chiedono come mai non si sia almeno fatto rispettare l’obbligo di mascherina, che vale ancora negli assembramenti all’aperto dove il distanziamento non è possibile. Il prefetto risponde che «c’è sempre la legittima aspettativa di avere risposte immediate, ma non sempre è possibile attuarle nell’immediatezza. Sarebbe stato giusto applicare le sanzioni, ma sono prevalse ragioni di ordine pubblico davanti alle molte persone presenti: la sicurezza della piazza è un giocattolo da maneggiare con grande saggezza».

Poi arriva il passaggio sull’ordine pubblico e Valenti rivendica le modalità dello sgombro del varco 4 del porto, che «non poteva rimanere nella condizione in cui è stato relegato per giorni. Il porto è l’anima e il futuro di questa città: farlo funzionare è una priorità assoluta. La forza è comunque sempre stata centellinata e non ci sono stati abusi». Il prefetto informa inoltre sull’attività dell’autorità giudiziaria a seguito delle manifestazioni: «Ci sono stati annunci prodromici di fattispecie di reato», dice riferendosi alla minaccia espressa da Stefano Puzzer e altri portuali di manomettere l’oleodotto Siot, rispetto a cui «ci sono affermazioni al vaglio che sono certo troveranno rispondenza in fatti giudiziari».


Il prefetto informa infine sull’incontro avuto in mattinata con «le associazioni degli imprenditori e i sindacati: ho creduto necessario rimettere al tavolo le parti e si stanno decidendo cose importanti». Dopo aver mediato per arrivare ai tamponi gratuiti per i portuali, Valenti dice di ritenere opportuno «provare a portare più possibile vicino alle imprese un punto tamponi in area industriale, in modo da permettere ai lavoratori di non sbattersi da una farmacia all’altra. Il costo deve restare a carico del lavoratore, ma può essere alleggerito con un intervento delle imprese: sarebbe un modo intelligente per conciliare la piena attività delle imprese con la volontà dei lavoratori che non vogliono vaccinarsi. Non significa invogliare a non fare il vaccino, ma tenere conto di un fatto che confligge con la piena ripresa delle attività».


Il resto della conferenza è un bilancio dei quasi tre anni trascorsi a Trieste: la gestione della pandemia e di regole completamente inedite in una cornice di piena collaborazione fra le istituzioni; la stretta di mani dei presidenti della Repubblica italiano e sloveno; il nodo della rotta balcanica con la necessità di affrontare i flussi quotidiani e alleggerire le presenze sul territorio con trasferimenti in altre regioni; la rassicurazione sull’assenza di infiltrazioni mafiose e l’annuncio della visita della Commissione parlamentare antimafia tra 11 e 12 settembre; la certezza che la sparatoria di via Carducci sia solo un episodio isolato in una città dalla «sicurezza elevatissima». E infine la speranza di «una nuova era degasperiana che rifondi dalle basi il paese grazie ai fondi in arrivo dall’Europa».

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