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“Io sono Fvg” funziona: aderiscono 163 aziende e 107 negozi e ristoranti

Presentata la campagna di merchandising voluta dalla Regione. Zaini, felpe, t-shirt, borracce e altri capi di abbigliamento con il marchio

UDINE Una campagna di promozione del territorio avviata in piena pandemia, nella primavera del 2020. E un marchio, “Io sono Friuli Venezia Giulia” che, nonostante le tribolazioni dei lockdown causa Covid, ha saputo farsi largo. Tanto che oggi vi aderiscono 163 aziende con 278 articoli con il logo e 107 tra negozi e ristoranti che utilizzano i prodotti. E così la Regione, visti i risultati confortanti, dopo anni di buchi nell’acqua in fatto di marchi, slogan e promozioni costate fior di quattrini, ha deciso di investire e potenziare “Io sono Fvg”. Si parte con il merchandising, una linea di capi di abbigliamento (felpe, t-shirt, cappellini, divise da cucina e cappelli da chef professionali) e oggettistica (zaini e borracce) che veicoleranno dappertutto il marchio. Ogni cosa sarà realizzata con materiali di qualità ma all’insegna della sostenibilità, con prezzi adeguati, di mercato. Si potranno acquistare nello shop online dedicato o nei punti vendita disseminati nelle quattro province.

Le finalità dell’iniziativa sono state illustrate in un incontro svoltosi ieri a Trieste. Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha ribadito che «Io sono Fvg è un marchio low cost e si basa su una strategia di medio periodo per dare stabilità alla promozione. Troppe volte in passato abbiamo visto marchi che entravano in confusione tra di loro, tra l’altro molto costosi». «Siamo una regione piccola - ha aggiunto - che deve mettere a sistema tutto il fattore di promozione, tutte le attività utilizzeranno il marchio “Io sono Fvg” per promuovere territorio e cultura. Stiamo avendo un ottimo riscontro sul senso di appartenenza che rappresenta. Il marchio, oltre la parte centrale che è una rappresentazione grafica del territorio e dell’aquila del Patriarcato, ha voluto puntare sulla semplicità della comunicazione. Non si dovrà studiare il marchio per capire cosa significa, non volevamo un logo difficile. Inoltre, con la bandiera italiana, è stato valorizzato il made in Italy: anche fuori dai nostri confini chi guarda il logo capisce subito che ha a che fare con l’Italia».

«Con il marchio abbiamo ricevuto un numero incredibile di richieste - ha rimarcato l’assessore all’Agricoltura Stefano Zannier - . Molte imprese si sono avvicinate e hanno cominciato a operare in un anno che è stato difficile per tutti. Il comitato tecnico che esegue le valutazioni di sostenibilità e tracciabilità, ci ha detto che le prospettive sono molto favorevoli».

Il direttore del Cluster agroalimentare Claudio Filipuzzi ha ribadito che si tratta di «un marchio che diventa “ombrello” per le attività ed è ancora più identificabile. Il concetto di fondo è un discorso di sostenibilità economica, ambientale e sociale. La sostenibilità è un percorso che deve essere fatto, l’impegno che si assumono le imprese. Per quanto riguarda il futuro, il 2022 sarà l’anno in cui usciremo dalla regione per rivolgerci ad altri mercati, faremo un marchio multilingue per farlo conoscere all’esterno. Non c’è ansia di correre dietro ai risultati, ma di crescere con calma».

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