Vaccini, clima e ricerca: a Trieste il valore della scienza spiegato dal Premio Nobel Giorgio Parisi

TRIESTE Trieste ha accolto Giorgio Parisi per il suo primo intervento pubblico da premio Nobel 2021 per la Fisica. Lo scienziato ha tenuto un seminario alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati e del Centro internazionale di fisica teorica dedicato al valore della scienza. Un modo per omaggiare Trieste città della scienza in un momento critico per la sua storia: la sfiducia e lo scetticismo nei confronti della scienza ufficiale non sono mai stati così evidenti. Il suo intervento, in inglese perché quelle di Sissa e Ictp sono comunità internazionali, è stato trasmesso in streaming sul canale YouTube dell’Ictp e anche sul sito del Piccolo.

Il Premio Nobel è intervenuto anche in una conferenza stampa a margine del seminario, parlando di scienza, vaccini, cervelli in fuga e clima. 

«I vaccini per il Covid sono il risultato di uno sforzo trentennale cominciato nel '90» e proseguito «con una serie di progressi eccezionali» ha detto Parisi. «Gli scienziati, contrariamente a quel che sembra, sono litigiosi», ha proseguito Parisi, facendo l'esempio della scoperta nel novembre 1974 di una particolare particella, cui seguì, nei successivi 15 giorni, una serie di teorie diverse, firmate anche da premi Nobel, «sbagliate in maniera irrimediabile». Però, «dopo quattro mesi, alla fine tutti convergevano su una sola teoria, giusta. Nel Covid solo gli addetti ai lavori hanno capito inizialmente» i passi che stava facendo la scienza in quel campo.

Alla domanda se gli scienziati avrebbero potuto e dovuto essere più chiari con i cittadini, Parisi scherzando ha risposto che «agli scienziati non è stato mai insegnato come andare ai talk show», riconoscendo però che questi «dovrebbero avere più capacità di parlare al grosso pubblico». Nello specifico, il problema dei talk show è che «sono organizzati per suscitare liti. Se dovessi organizzare una conferenza, chiuderei prima gli scienziati invitati in una stanza per un'ora perché discutano», invece in televisione «ti trovi davanti una persona di cui forse conosci soltanto il nome, non puoi prepararti».

«La scienza è fondamentalissima per tutto quel che facciamo e per combattere il "climate change” evitando che ci sia un consumo ottocentesco. Il problema è capire come funziona la scienza, come si forma il consenso tra gli scienziati, nessuno lo insegna nelle scuole quindi secondo me dovrebbe essere riformato l'insegnamento delle scienze. I bambini dell'asilo dovrebbe fare esperimenti così che da soli imparino direttamente dall'esperienza» ha continuato lo scienziato. «La maggior parte delle persone - ha proseguito Parisi - non capisce che transistor, telefonini, lavatrici di oggi sono stati fatti sulla base della meccanica quantistica. Senza questa non esisterebbero» questi oggetti.

Parisi ha risposto a una domanda su come dovrebbero essere utilizzati nella scienza i fondi del Pnrr.  "La scelta dei temi del Pnrr è cosa complessa" e per quanto riguarda la scienza, ci "si sta cominciando a muovere con una consultazione della comunità". Dobbiamo "ricordarci che il Pnrr dura 5 anni, quindi dobbiamo pensare anche a come usciremo dopo il Pnrr, tra 5 anni. Spero che il budget annuale aumenti di un miliardo all'anno fino a raggiungere i 5 miliardi, vale a dire almeno l'attuale budget che la Francia destina alla ricerca, poiché tra cinque anni i fondi della Francia saranno molti di più" ha detto.

Tornando sul tema clima, Parisi ha spiegato che «la scienza può tentare di comunicare con il pubblico ma bisogna fare molto nelle scuole. Come Accademia dei Lincei abbiamo cominciato un programma che prevede lezioni per il clima, le hanno seguite studenti a Genova e poi sono state registrate e seguite da tanti studenti in tutta Italia. Facciamo anche corsi per insegnanti sul clima. Il punto è inserire il cambiamento climatico nelle scuole; tutto ritorna nella formazione dei giovani, perché saranno i più colpiti».  «L'Onu deve prendere misure e devono essere efficaci e fondamentale è anche affrontare il problema politico dei costi. Questi - ha spiegato Parisi - vanno divisi in maniera equa e solidale: maggiori per quelli Paesi che consumato di più finora e divisi nella società, non si può pensare che il grosso dei costi sia a carico dei meno abbienti, altrimenti si rischia il rigetto da parte della società. Bisogna che i costi siano distribuiti in maniera equa e solidale», ha concluso.

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