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Il dinosauro Big John sbanca il Drouot di Parigi: battuto all’asta per ben 6,5 milioni. Sarà protagonista di una docu-fiction che uscirà nel 2022

Il triceratopo ricostruito a Trieste venduto a una cifra record. Misterioso l’acquirente. Brad Pitt visto in questi giorni in zona

TRIESTE Sei milioni e 651 mila euro. È la cifra da capogiro cui è stato battuto a un acquirente misterioso ieri all’Hôtel Drouot, la celeberrima casa d’aste parigina, Big John, lo scheletro di triceratopo ricostruito a Trieste dalla Zoic ed entrato nel Guiness mondiale dei primati per le sue dimensioni: con i suoi sette metri di lunghezza e un cranio di oltre due metri e mezzo è il più grande finora noto. Un dinosauro superstar, la cui asta è stata seguita con attenzione dalla stampa francese e internazionale. Di lui hanno parlato il Guardian, l’Independent, il New York Times, la Bbc, la Tf1 e molti altri.

Big John battuto all'asta: il triceratopo più grande del mondo venduto per 5,5 milioni di euro

E a documentarne tutta la storia, seguendola dall’arrivo dei frammenti di roccia in Italia fino all’asta parigina, c’è un’intera squadra di professionisti italiani dell’audiovisivo, capitanata dal triestino Davide Ludovisi e dall’udinese Dorino Minigutti, che su Big John stanno preparando una docu-fiction in stile Netflix che uscirà nel 2022. Si dice che nei paraggi dell’Hôtel Drouot sia stato visto aggirarsi anche Brad Pitt in questi giorni, ma il riserbo sul vincitore dell’asta è massimo. «Big John è una stella pop e su di lui hanno puntato gli occhi da subito numerosi acquirenti privati, affascinati non soltanto dalle sue dimensioni uniche al mondo, ma anche dalla storia che ha alle spalle, che grazie a nuove tecnologie si è riusciti a svelare», spiega lo stesso Ludovisi. Le rocce contenenti i resti del triceratopo, rinvenute in South Dakota, hanno attraversato infatti l’oceano per giungere a Trieste: qui la famiglia Bacchia con il suo team ha iniziato un paziente lavoro di estrazione delle ossa e di ricostruzione, con l’obiettivo di restituire al dinosauro le sue sembianze nel giro di sei mesi, per poi metterlo appunto all’asta come rarissimo e preziosissimo oggetto da collezionisti. Big John non solo è un dinosauro tra i più iconici – il triceratopo è l’animale che combatteva contro il T-Rex – ma è diventato celebre anche per la sua ferita, un grande buco sulla sua enorme placca ossea. «Si è scoperto che il buco era compatibile con l’ingresso del corno di un altro triceratopo, che avrebbe causato una ferita e dato il via a un’estesa infezione. L’osso di John stava ricrescendo, a significare che l’animale ha sofferto per l’infezione, che probabilmente ne ha causato la morte», racconta ancora Ludovisi. Il documentario, su cui sta lavorando come autore e co-regista insieme a Minigutti, ha avuto il supporto del ministero della Cultura e del Fondo audiovisivo del Fvg e sarà una produzione internazionale: per l’Italia se ne occupa l’udinese Agherose. Ludovisi, che è giornalista scientifico, ha vinto per questo suo progetto un “grant” da parte dell’Academy of Documentary canadese. «Quando ho saputo che stavano comprando i resti di un triceratopo enorme per ricostruirlo, e che di quest’operazione si sarebbe occupata la Zoic, un’azienda triestina a conduzione familiare, ho pensato che ci fossero tutti gli ingredienti per una storia perfetta. Quella di Big John è una vicenda che combina paleontologia, arte ed economia. C’è una sfida, una lotta contro il tempo, il mondo accademico e quello della finanza che si scontrano, l’impresa e la scommessa di una vita. C’è Big John, il bestione cornuto e vegetariano che tutti noi immaginiamo combattere contro il terribile e carnivoro T-Rex. E infine la sua ferita, che gli regala una storia che fino a poco tempo fa sarebbe stato impossibile ricostruire”

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