A Gorizia la mostra che racconta la Storia sulle prime pagine del Piccolo

PIERLUIGI BUMBACA FOTOGRAFO

I due Presidenti alla mostra con 15 copertine speciali

Due Presidenti e una prima pagina. Anzi, la prima pagina, quella con la quale iniziò la storia de Il Piccolo il 29 dicembre 1881, venduto dall’allora ventunenne Teodoro Mayer, fondatore e direttore del quotidiano, nelle stanze di casa sua. Furono 32 le copie distribuite in quel giorno di 140 anni fa, e la prima pagina dello storico debutto oggi si trova in una teca al centro del foyer del Teatro Verdi di Gorizia.

Gorizia: l'ingresso di Mattarella e Pahor al Verdi per la mostra dedicata ai 140 anni del Piccolo

Sergio Mattarella la osserva incuriosito, poi si volta e si dirige verso Borut Pahor, gli afferra gentilmente il braccio e lo invita a seguilo. L’uno di fianco all’altro, inclinano il capo e si avvicinano a quella teca, per guardare attentamente l’antico stampato color nocciola, soffermandosi sul fulmineo, quanto efficace, editoriale di Mayer impresso in alto a sinistra: «Saremo indipendenti, imparziali, onesti. Ecco tutto». «Uno statement molto contemporaneo», commenta il Presidente sloveno, inforcando gli occhiali per leggere meglio.

Dentro quella piccola scatola di vetro c’è un pezzo di storia. La Storia con la “esse” maiuscola, ma anche le storie e l’identità di una comunità, di un territorio, del quale il giornale ha rappresentato, e vuole continuare a rappresentare, la voce.

«Una bella storia, molto lunga», commenta Sergio Mattarella, osservando assieme al suo omologo sloveno le 15 prime pagine che compongono la mostra dedicata ai 140 anni del Piccolo ospitata al Teatro Verdi, guidati, tra descrizioni e aneddoti, dal direttore Omar Monestier, dalla condirettrice Roberta Giani e dall’amministratore delegato di Gnn Fabiano Begal.

Quindici prime pagine scelte, tra le migliaia a disposizione, perché considerate le più adatte a raccontare i momenti in cui la Storia è passata attraverso questo territorio, segnando per sempre la memoria collettiva. Dall’impiccagione di Guglielmo Oberdan nel 1882 ai funerali a Trieste dell’arciduca Francesco Ferdinando dopo l’attentato di Sarajevo che innescò la Prima guerra mondiale; dalla proclamazione delle leggi razziali in piazza Unità nel ’38 al ritorno della città all’Italia nel ’54; dalla guerra di Jugoslavia alla caduta del muro fra Gorizia e Nova Gorica nel 2004. Fino all’ultima, del 2020, con Mattarella e Pahor insieme alla Foiba di Basovizza e al cippo dei quattro fucilati, che si tengono per mano ed entrano nella storia come “i due Presidenti”.

La visita alla mostra inizia proprio da qui, da quel titolo così emblematico - “Italia e Slovenia mano nella mano” - e da quella foto che li riprende di spalle mentre rendono omaggio ai morti e alle sofferenze di due popoli per lungo tempo divisi e ora uniti in un presente e un futuro europeo di pace e speranza. Mattarella e Pahor, accompagnati dalle rispettive delegazioni, guardano e si guardano, sorridono, ricordano. E poi passano in rassegna, a ritroso, tutte quelle prime pagine del quotidiano, fino allo storico debutto del 1881. Tante le curiosità, le domande. Il Capo dello Stato sloveno indugia sulla prima pagina del ’38, poi su quella che racconta la storica visita del Presidente Cossiga, il 3 novembre 1991, alla Foiba di Basovizza e il suo incontro con il Presidente sloveno Milan Kučan a Nova Gorica. «Cossiga fu il primo», commenta Pahor. Sergio Mattarella osserva la copia del ’75, quando venne firmato il trattato che rendeva definitivi i confini fra Italia e Jugoslavia: «Osimo», commenta il Presidente, che poi si ferma davanti a quella che forse, per Trieste e la Venezia Giulia, è la più iconica di tutte: il ritorno all’Italia del ’54, raccontato con il titolo “L’Italia in ogni cuore”.

Il filo conduttore della rassegna, realizzata dal Piccolo sotto la direzione artistica di Luca Bernardis, con il contributo del ricercatore Jacopo Bassi e del responsabile organizzativo Pierluigi Cannas, è la Storia, che in questo lembo d’Europa tra Est e Ovest non può che passare attraverso i suoi confini, le sue fratture, le sue barriere, superate e vinte. «Il giornale ha accompagnato questo territorio», commenta Mattarella. «E quale sarà il suo futuro?», chiede Pahor, ascoltando interessato il racconto su come l’azienda stia investendo sulla trasformazione digitale del giornale. Poi è tempo di firmare i libri d’onore delle due città e di ricevere il sigillo trecentesco dal sindaco Ziberna. E si chiude con una foto: i due Presidenti assieme a una rappresentanza delle redazioni del Piccolo di Trieste, Gorizia e Monfalcone. Non sarà da prima pagina, ma è pur sempre un pezzetto di Storia.

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