La riconoscenza del Comune ai cugini della famiglia Volpato protagonisti nella Bisiacaria

Ricevuti in municipio gli autori del libro che narra le vicende famigliari e della grande storia del secolo. Oggi all’auditorium ospite Mantini 

l’iniziativa

«L’esercizio della memoria è qualcosa di davvero molto importante. Non solo è il recupero del nostro passato, ma è la sua valorizzazione, il poterlo trasmettere alle giovani generazioni. E per questo sono davvero grato a chi, con passione e sacrificio, ha svolto una ricerca cosi bella ed emozionante». Queste le parole che il sindaco di Ronchi dei Legionari, Livio Vecchiet, ha pronunciato al palazzo municipale ricevendo i cugini Volpato, coloro i quali, nei mesi scorsi, hanno prodotto il volume dal titolo “Al pare Toni. Cento anni dei Volpati in terra bisiaca”, presentato da Roberto Covaz e Ivan Portelli in occasione di uno degli appuntamenti di “Noi e la storia”. Il primo cittadino, assieme all’assessore, Mauro Benvenuto, al presidente della commissione cultura, Renato Chittaro e alla funzionaria, Daniela Vittori, ha consegnato un piccolo dono. «Che vuole essere il segno tangibile – ha proseguito – della nostra ammirazione, il nostro grazie per un lavoro così bello ed intriso di grandi emozioni. Grazie anche al Consorzio culturale che lo ha pubblicato». Correva l’anno 1919, la Prima guerra mondiale era alle spalle, quando Antonio Volpato, partendo da Carmignano di Brenta, nel Veneto, arrivò a Dobbia. In Veneto aveva lavorato in una cartiera, ma dopo la Grande Guerra, aveva deciso di non voler tornare in quella fabbrica, dove le persone venivano avvelenate dalla “cuca”, termine dialettale per indicare una sostanza pericolosa utilizzata per la lavorazione della carta ed aveva deciso di spostarsi in Friuli Venezia Giulia. Da Dobbia poi si spostò a Staranzano e dopo ancora a Ronchi dei Legionari, nel rione di San Vito nei poderi della famiglia de’ Dottori. “Pare Toni” lavora per la famiglia, cercando di concretizzare il suo sogno e di affrancarsi dalla mezzadria. Obiettivo che in realtà non riuscì mai a raggiungere, ma seppe con intelligenza e capacità strappare un contratto vantaggioso con la famiglia de’ Dottori. È così che i Volpati diventano bisiachi. Nel 1950, a 67 anni, Antonio muore e con lui muore il sogno di diventare agricoltore perché i figli proseguono lungo altre strade, restando però legati alla Bisiacaria. Ha fatto il tutto esaurito, nei giorni scorsi, la presentazione di questo volume. Intanto “Noi e la storia”, rassegna curata dalla biblioteca “Sandro Pertini” e dall’assessorato comunale alla cultura, continua. Questa sera, alle 18.30, all’auditorium, verrà presentato il volume “La zona monumentale del Monte Sabotino. Storia e memoria della straordinaria fortezza sull’Isonzo” con Marco Mantini e Mitja Juren. —






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