No Green pass a Trieste, il terzo giorno di protesta. Il prefetto: «Sono in pochi, non sgomberiamo piazza Unità». Rimontato ma poi subito smontato il palco. Timore per l’arrivo dei black-block. In vista un altro weekend difficile per la città

Valenti: «Se protesta andrà ad oltranza allora valuteremo l’intervento». Ma l’ok al corteo di venerdì non c’è ancora

TRIESTE. Prosegue la terza giornata di protesta contro il Green pass a Trieste.

Questa la situazione, in attesa di un fine settimana che si preannuncia nuovamente impegnativo con l’arrivo, secondo le stime fornite dalla prefettura, di 20 mila manifestanti nella giornata di venerdì 22 ottobre per il corteo che, come già accaduto più volte in queste ultime settimane, sfilerà per le vie della città. 

MANCA ANCORA L’OK PER IL CORTEO

Non c’è ancora l’ok della Prefettura e della Questura al corteo dei in programma venerdì. La richiesta dei No Green pass verrà valutata giovedì 21 ottobre.

L’APPELLO DEL COORDINAMENTO 15 OTTOBRE

«La nostra speranza è che non solo Trieste, ma molte città in tutta Italia manifestino il forte dissenso popolare contro il decreto governativo del Green pass e l’obbligo vaccinale».

Tramite un comunicato, il Coordinamento 15 ottobre ha evidenziato come il corteo, a Trieste, partirà venerdì 22 ottobre alle 14 da largo Riborgo. La giornata del 23 ottobre, invece, sarà la conclusione di questa lunga settimana di proteste, quando il Coordinamento inviterà in piazza Unità “tutti coloro che vorranno far sentire la loro voce ai rappresentanti del Governo”. Il Coordinamento fa un appello: “Nessun atto di violenza contro alcuno dovrà essere manifestato dalla piazza”. 

“LA PIAZZA NON SI SGOMBERA”

«Essendo il loro numero diminuito, non ci sono le premesse al momento per eventuali azioni di sgombero».

Così si espresso nel pomeriggio di oggi, mercoledì 20 ottobre, il prefetto di Trieste, Valerio Valenti, in merito al mancato rispetto dell'accordo tra la Prefettura e i manifestanti No Green pass, ossia l’incontro con i rappresentanti del Governo e il contestuale rientro nelle proprie case.
Sabato 23 ottobre è in programma a Trieste un incontro con il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, e le delegazioni dei diversi movimenti No Green pass, tra cui il neonato Coordinamento 15 ottobre, guidato dal portuale Stefano Puzzer e dal medico no vax Dario Giacomini.

La richiesta al rappresentante di Governo è sempre la stessa: il ritiro del certificato verde. Se la richiesta non andasse in porto, i manifestanti hanno già dichiarato di voler continuare la protesta a oltranza. In tal caso ha detto il prefetto, «valuteremo le ipotesi al momento opportuno, intanto gestiamo queste ore e il corteo preannunciato».

Valenti infine ha parlato di “attenzione massima alle frange estremiste” in occasione del corteo di venerdì.

IL PALCO DELLA DISCORDIA

Nel tardo pomeriggio di martedì 19 ottobre è comparso in piazza Unità un palco, posto vicino alla fontana dei Quattro Continenti. Un palco, a detta degli organizzatori, autorizzato che nelle intenzioni dei manifestanti verrà allestito e smontato, quotidianamente, sino alla grande manifestazione di sabato. Dal palco nella serata di martedì si sono succeduti comizi e musica, tra cui la hit “No Green pass”.

Attorno alle 18, però il palco (montato da una ditta specializzata di Padova, che è stata ingaggiata da un comitato della città Euganea), è stato smontato. E piuttosto celermente anche. Fautore dell’intervento di smontaggio un gruppo di lavoratori portuali, che hanno intimato di sgomberare la piazza dall'attrezzatura al motto di «questa è una protesta e non è una sagra».

I promotori dell’iniziativa, l’Unione gruppi veneti, hanno comunque assicurato che il palco ritornerà.

I BIVACCHI DEI MANIFESTANTI

A proposito dei manifestanti che hanno passato la notte in piazza e che la continuano a occupare è intervenuto anche Dario Giacomini, medico novax sospeso dall'ordine, portavoce del neonato Coordinamento 15 ottobre, il quale ha ribadito che «la logistica di Trieste allo stato attuale non consente certo di bivaccare. Se ci sono triestini ospitali che sono disposti ad accogliere i manifestanti ben venga, ma i bivacchi estemporanei sono da evitare, anche per una questione di decoro e di rispetto per la città». Infine, sul palco allestito in piazza «non ne sapevamo nulla, e non sappiamo neppure se il tutto fosse autorizzato. Noi non c'entriamo», ha concluso.

«Per il corteo di venerdì - ha aggiunto - anche noi ci aspettiamo circa 20 mila persone, considerando anche quelle che arriveranno da fuori. Stiamo comunque chiedendo anche di manifestare nelle rispettive città».
 

IL COORDINAMENTO NO GP

«A Trieste stiamo vivendo giornate intense, ricche di eventi e pensiamo sia importante apportare un contributo al dibattito - si legge in un comunicato diffuso nella tarda mattinata di mercoledì 20 ottobre dal Coordinamento No Green Pass Trieste, una delle anime del neonato Coordinamento 15 ottobre costituito per portare avanti le iniziative di protesta non soltanto nel capoluogo giuliano –. Come coordinamento crediamo che a Trieste, grazie all’autorganizzazione di lavoratori, studenti, genitori e altre persone solidali si sia creata una situazione inedita, si è accesa una scintilla».

«Pensiamo che le proposte di incontri ufficiali – si afferma nel comunicato, a proposito dell’incontro annunciato per sabato con rappresentanti del Governo e, in particolare, il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli – siano l’arma che lo Stato sta usando per prendere tempo in modo da togliere ossigeno a questo fuoco in crescita. Pur riconoscendo che rappresentano un tentativo lecito in una direzione politica (quella istituzionale fatta di deleghe e rappresentanti), il coordinamento crede nella forza delle mobilitazioni dal basso, in particolare quando queste riescono ad ostacolare o rallentare l’economia. Per questo, la nostra battaglia, iniziata a settembre e continuata nelle giornate al porto, prosegue determinata, giorno e notte, fino all’abolizione del green pass».

«Ricordiamo che il coordinamento è una realtà cittadina popolare indipendente e apartitica, composta da vaccinati e non vaccinati – prosegue il comunicato del Coordinamento No Green Pass, che ha organizzato nelle scorse settimane i cortei in città ai quali hanno partecipato migliaia di persone –. L’imposizione del green pass, qui, ha risvegliato la solidarietà e l’unione tra le persone. Rifiutiamo il green pass e l’obbligo vaccinale perché pensiamo siano strumenti discriminatori e riteniamo che questa visione sia incompatibile con chi fa delle discriminazioni la propria bandiera. Siamo state moltissimi ai cortei che abbiamo organizzato da settembre a Trieste contro il green pass. A partire da fine settembre, quando alcuni portuali hanno iniziato a prendere parte alle assemblee del coordinamento, è nata la sinergia con il porto in direzione del 15 ottobre. Ora, dopo lo sgombero feroce del presidio al porto, invitiamo a continuare uniti questa battaglia per la libertà di tutti e tutte!»

PORTO, I SINDACATI: “DARE ASCOLTO A CHI RAPPRESENTA IL 70%”

«L'evoluzione delle manifestazioni che si sono tenute negli ultimi giorni a Trieste ha dimostrato come fosse fuorviante e in qualche misura passata l'equazione “rivolta dei lavoratori portuali uguale rivolta dei no green pass”. Il forte legame tra il porto, i suoi lavoratori e la città non può e non deve essere compromesso da persone che con il porto non hanno nulla a che fare».

Lo affermano in una nota congiunta le segreterie regionali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti del Friuli Venezia Giulia, con i segretari Valentino Lorelli, Antonio Pittelli, Michele Cipriani.
Le sigle confederali sottolineano che «il risultato sindacale, la gratuità dei tamponi, dà una risposta di solidarietà tra i lavoratori del porto e indica una possibile soluzione anche per altri lavoratori. Ci sono molti lavoratori portuali che in questi giorni hanno scelto di lavorare, garantendo con grande senso di responsabilità e senso di appartenenza l'indispensabile continuità operativa, parlando con dignità alla città e all'autorità portuale, guardando al futuro loro e della comunità».
I sindacati riaffermano inoltre «i rischi che si corrono quando vengono legittimate associazioni sedicenti sindacali come Clpt, che nel giro di poche ore ha cambiato più volte posizione su quello che stava succedendo, apparentemente incosciente dei danni che stava procurando ai lavoratori, al porto, alla collettività triestina e all'intero paese. Pensiamo che chi ha legittimato Clpt dentro il porto e fuori dal porto debba aprire una profonda riflessione, e debba dare maggiore ascolto alle organizzazioni sindacali confederali, che rappresentano circa il 70% dei portuali e che ogni giorno si assumono coerentemente la responsabilità delle loro scelte e, come dimostrano i fatti - conclude la nota - tutelano meglio i lavoratori».

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