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Lamorgese interviene sullo sgombero: «Decisione condivisa con il territorio. Il Porto andava liberato»

L’audizione del ministro in parlamento

TRIESTE. Luciana Lamorgese ricostruisce quanto accaduto a Roma, Milano e Trieste. Le proteste trasversali dei No green pass, le violenze, l’intervento delle forze dell’ordine. Lo fa alla Camera e al Senato in un’informativa urgente in cui l’ultima pagina riguarda quanto accaduto nel capoluogo regionale, una vicenda anche economica visti i contraccolpi pesantissimi del rallentamento dell’attività portuale. Non a caso, ricostruendo l’accaduto, il ministro dell’Interno comunica pure il numero dei camion, oltre 700, cui sono state impedite nei giorni scorsi le operazioni di carico e scarico. Ed è proprio questo il motivo per cui domenica il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica ha disposto lo sgombero del varco 4 del Molo Settimo per la mattina successiva.

Un passaggio, quello di Lamorgese, che respinge le voci su un suo intervento diretto a gestire l’ordine a Trieste nelle ore più delicate. «Nessuna sollecitazione da Roma – assicura anche il prefetto Valerio Valenti –. La decisione è stata condivisa in comitato». La premessa del ministro, davanti ai parlamentari, riguarda la «trasversalità politico-ideologica della protesta No green pass, capace di far convergere formazioni e gruppi anche contrapposti sull’obiettivo comune della violenta opposizione alle istituzioni e alle misure di prevenzione sanitaria». Ed è quello che, dichiara Lamorgese, è accaduto a Trieste, dove il Clpt, «rappresentanza minoritaria dei lavoratori del porto, è stato oggetto di adesioni strumentali da parte di ambienti ideologizzati». Tra l’altro, ricorda il ministro, «dopo che la commissione di garanzia per l’attuazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali aveva rilevato l’illegittimità dell’iniziativa, sia sotto il profilo del mancato rispetto del termine di preavviso sia sotto quello dell’inosservanza della regola della rarefazione oggettiva, a evitare gravi pregiudizi alla continuità del servizio e relativi riflessi sull’utenza».

In sostanza, quello sciopero non avrebbe dovuto essere fatto. Eppure, nonostante il richiamo del prefetto, prosegue Lamorgese, «il presidio al varco ha avuto punte massime di 8 mila manifestanti», pur senza determinare, a parte qualche criticità a parte, il blocco dei lavori portuali. «Tutto questo grazie all’utilizzo dei varchi disponibili, cui ha potuto accedere la stragrande maggioranza dei lavoratori, in disaccordo con la protesta».

Perché, però, lo sgombero? Appunto per gli arrivi, anche da altre regioni, di migliaia di manifestanti, che hanno impedito il flusso dei mezzi pesanti e pure lo sbarco di merci di una nave attraccata al Molo Settimo. «A fronte di tale situazione – precisa ancora il ministro –, il prefetto domenica ha indetto un comitato urgente, presenti i vertici delle forze dell’ordine, l’Autorità portuale, il procuratore della Repubblica, e in quella sede si è condiviso di effettuare lo sgombero, lunedì, in considerazione di disagi che erano destinati ad aggravarsi».

Dopo «i ripetuti inviti del dirigente del servizio di ordine pubblico a liberare il sito e a trasferirsi in altra piazza per continuare la protesta, di fronte al pericolo di una degenerazione della situazione, è stato necessario ricorrere all’uso di idranti e lacrimogeni. Ma, anche nelle fasi più concitate, il confronto è stato sostenuto con moderazione e modalità di contenimento della forza». Lamorgese conclude con il bilancio degli scontri: tre casi di malore da panico tra i manifestanti, tre lievi feriti nel reparto mobile, quattro denunciati per interruzione di pubblico servizio e istigazione a disubbidire alla legge. Una ricostruzione «puntuale», è il commento del prefetto Valenti: «Non esistono cose diverse da quelle descritte dal ministro, che ha toccato tutti gli aspetti, i tempi, le modalità del nostro intervento. Nessun dubbio, come del resto dimostrano i video, che non c’è stata nessuna forzatura né eccesso». —

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