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Fedriga: «La ripresa non si deve fermare». Serracchiani: «Intimidazioni inutili»

Agrusti: «Mi pare che il buonsenso stia prevalendo». Confcooperative: «Non lasciamo che ci penalizzino»

TRIESTE. «Durante la pandemia credevo che le tensioni sociali sarebbero arrivate a causa della crisi economica conseguente. Ora invece stiamo raggiungendo insieme grandi obiettivi di ripresa: non possiamo buttare tutto all’aria a causa delle tensioni che si stanno creando». Lo ha detto il governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, intervistato da SkyTg24. «Dobbiamo affidarci alle istituzioni scientifiche, che conducono ricerche a più mani e con larghi controlli – ha specificato il governatore –. Il porto funziona: ovviamente in alcuni passaggi ci saranno difficoltà e ranghi ridotti, ma funziona. Ho chiesto di tenere bassa la temperatura evitando scontri frontali per non danneggiare l’economia di un Paese, dato che danneggiare l’attività del porto di Trieste significa colpire un grande numero di aziende dell’indotto».

«Positivo che le attività nel porto di Trieste siano proseguite, sia pur a ranghi ridotti – ha dichiarato la presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani –. Ora bisogna fare ogni sforzo per tornare prima possibile alla completa operatività, riallineandosi a tutti gli altri porti italiani. Il dialogo con chi protesta deve essere condotto nel pieno rispetto delle norme di legge e soprattutto con riguardo all’oltre 80% di italiani che si sono vaccinati». «Chi oggi contesta il Green pass ha già dimenticato che pochi mesi fa c’erano fabbriche e porti fermi per la pandemia – ha rimarcato Serracchiani –: ne stiamo uscendo col vaccino, non con le proteste né con le intimidazioni ai giornalisti. Siamo alla vigilia di un voto amministrativo in cui si decide anche che atteggiamento deve tenere Trieste verso la lotta al Covid e la ripresa economica».

«Il timore era quello di una giornata contraddistinta da grande tensione, in realtà c’è stato un esercizio di democrazia, seppur robusta in alcuni siti, penso al Porto di Trieste, ma mi sembra che il buonsenso stia prevalendo» ha affermato il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti. «Nelle nostre aziende – ha spiegato Agrusti – non ci sono stati problemi particolari, neanche in quelle a maggior dimensione, penso a Fincantieri, Electrolux o Wärtsilä, che non hanno risentito più di tanto di questa situazione».

Per Maurizio Era e Luigi Donatone, vicepresidenti di Confcooperative Lavoro e Servizi Friuli Venezia Giulia, oltre che presidenti di cooperative direttamente connesse con l’attività portuale, è «assolutamente da scongiurare il rischio di un fermo delle attività del porto di Trieste, a causa delle proteste per il Green pass». «È un grosso problema – ha continuato Donatone – per l’attività che noi svolgiamo nel settore turistico perché nei prossimi giorni sono in arrivo nove navi da crociera, ma le prime due sono già state dirottate nel porto di Marghera, dove non è previsto sciopero. È chiaro che una situazione del genere ci penalizza moltissimo».

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