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Porto di Trieste a rischio paralisi, industriali e scienziati: «Rischiamo di bruciare 15 anni di lavoro»

Allarme del mondo produttivo e della ricerca sugli effetti del blocco nello scalo. I terminalisti: «L’incertezza fa fuggire navi e merci». Petrucco: «Situazione folle»

TRIESTE Il venerdì nero annunciato dai portuali rischia di cancellare anni di ripartenza per il porto e per una città. Non solo quelli recenti dell’era D’Agostino, sostiene Confetra del Friuli Venezia Giulia, l’associazione che riunisce spedizionieri, agenti marittimi, terminalisti e spedizionieri doganali. «Rischiamo di bruciare quindici anni di lavoro e di sviluppo se non verrà disinnescato questo cortocircuito tra istituzioni e cittadini», è il grido d’allarme condiviso dal mondo dell’economia e da quello della scienza, in una Trieste scossa da quella che si annuncia come una «catastrofe», dice Sergio Razeto, ex numero degli industriali giuliani.

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