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Farmacie e laboratori in grado di eseguire il 50% dei tamponi necessari

Secondo la Cgil visto l’elevato numero dei lavoratori non vaccinati servirebbero oltre 90 mila tamponi settimana. Ma il sistema ne garantisce al massimo 8mila

TRIESTE Nella Venezia Giulia serviranno 90-100mila tamponi alla settimana per chi, intenzionato non farsi somministrare il vaccino anti Covid, ha la necessità da venerdì di esibire il Green pass per poter lavorare. Ma, nonostante la nostra regione sia tra quelle che di tamponi ne fa di più, e pur con il contributo sempre più consistente delle farmacie, il sistema non potrà rispondere a più del 50% della domanda.

I numeri sono del sindacato. La Cgil, in particolare, stima in 35 mila i lavoratori senza il vaccino per motivi non sanitari nell’area giuliana. Visto l’obbligo di dimostrare ogni 48 ore la negatività al Covid per evitare la sospensione dal lavoro, è una platea troppo vasta per accontentare tutti, nonostante gli sforzi del pubblico e del privato. Anche ieri, nel bollettino della Regione, sono stati comunicati 12.655 test effettuati sulle 24 ore tra molecolari e rapidi antigenici, ma si deve tenere conto del fatto che si tratta esclusivamente della sorveglianza sanitaria anti contagio, non della copertura di chi il vaccino non se lo vuole fare. In questo caso, a venire incontro è il privato convenzionato, che però pare non poter fornire più di 3 mila tamponi al giorno tra le province di Trieste e di Gorizia.

Marcello Milani, presidente di Federfarma Trieste, fa sapere da parte sue che in regione, mercoledì, si è toccato il record di tamponi nelle farmacie aderenti attive (201 in Fvg, 41 a Trieste). Ne sono stati processati 7.094, di cui 1.953 a Trieste e 860 a Gorizia. Ma si salirà ancora, entro breve, attorno ai 10mila al giorno. «Il nostro lo stiamo facendo, ma bisognerà anche vedere se le piattaforme a livello nazionale reggono l’impatto», avverte peraltro Milani.

Fatti a conti, per quanto con una certa approssimazione, è verosimile che l’offerta nella Venezia Giulia possa salire a 7-8mila test quotidiani tra strutture private e farmacie, a fronte di una domanda, conferma Michele Piga, segretario provinciale della Cgil Trieste, di 90-100mila test alla settimana. Questione sollevata nell’audizione ieri in conferenza dei capigruppo in Consiglio, ma già prima, due giorni fa, in un incontro con il vicepresidente Riccardo Riccardi e il dg di Asugi Antonio Poggiana. «I lavoratori si vedranno sospesi dal lavoro semplicemente per la mancanza di tamponi», denuncia Fabio Pototschnig, segretario regionale Fials, mentre i metalmeccanici della Fiom, con il segretario regionale Maurizio Marcon, ribadiscono la richiesta di «garantire l’accessibilità ai tamponi di tutti i lavoratori, compresi quelli vaccinati, e senza costi a loro carico».

Un quadro generale, dunque, non poco complesso, come ammette il vicepresidente Riccardi, che non dimentica però l’impegno della sanità pubblica: «Il sistema sanitario sta gestendo la campagna vaccinale Covid, la sorveglianza sanitaria e l’antinfluenzale, impensabile che si possa caricare pure dei tamponi per chi ha deciso di non farsi il vaccino». E per quanto, pure a Palazzo, possano esserci perplessità sugli obblighi da decreto, la giunta non cambia idea sulla linea: «La nostra posizione è favorevole all’applicazione del Green pass».

Una risposta, almeno per quel riguarda i lavoratori portuali, arriverà dal presidio del Sanatorio Triestino all’interno dello scalo. L’amministratore delegato Salvatore Guarneri fa sapere che tre infermieri e un addetto amministrativo saranno in porto per effettuare fino a mille tamponi al giorno (pagati, come da accordi in settimana, dalle aziende). «Fondamentale, per evitare un rallentamento dell’attività, la prenotazione al nostro sito – spiega Guarneri –. Una volta riscontrata la negatività, nell’arco di mezz’ora, il portuale potrà entrare al lavoro anche prima dei tempi, un po’ più lunghi, necessari per ottenere il certificato verde».

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