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No Green pass e blocco del Porto, quel che sta accadendo a Trieste spiegato bene

I portuali durante il corteo No Green Pass di lunedì (Massimo Silvano)

Il blocco dei dipendenti portuali contrari al certificato verde e ai tamponi, la minaccia di dimissioni del presidente Zeno D’Agostino e le conseguenze economiche di uno stop dello scalo giuliano: che cosa sta succedendo in città spiegato in otto punti 

TRIESTE. «Il giorno 15 ottobre ci sarà il blocco delle operazioni all'interno dei porti di Trieste e Monfalcone. Il blocco andrà avanti per il tempo necessario per cancellare il green pass». Inizia così una nota redatta dal Coordinamento dei Lavoratori Portuali di Trieste, protagonista da giorni di un braccio di ferro con l'Autorità dello scalo giuliano e la Prefettura. 

La richiesta è prassappoco questa: niente tamponi, niente green pass. In caso contrario si fermeranno tutti i lavoratori, sono circa 1500 tra diretti e dipendenti delle ditte esterne, del Porto di Trieste. Contrario allo stop delle attività dello scalo è il presidente Zeno D’Agostino che ha minacciato di dimettersi.

Le posizioni dei lavoratori, le parole del Presidente, le dichiarazioni dei politici e le conseguenze economiche: ecco la questione blocco del Porto di Trieste e Green Pass spiegata bene. 

1. Zeno D’Agostino pronto a lasciare

Zeno D’Agostino è deciso a dimettersi se venerdì, giorno in cui entrerà in vigore l’obbligo di Green pass nei luoghi di lavoro, i portuali concretizzeranno la minaccia di bloccare le attività a oltranza in segno di protesta contro il decreto del governo. Quelle due parole, «a oltranza», sono l’elemento discriminante, fa capire il presidente dell’Autorità triestina. Il Porto non può essere fermato, tanto meno per lungo tempo. Se accadrà, il presidente comunicherà il passo indietro al ministero delle Infrastrutture.

2. La posizione dei lavoratori portuali

Nessun tentennamento del Comitato dei lavoratori del Porto (Clpt) di fronte alle parole del presidente dell’Authority. Con un duro comunicato pubblicato su Facebook (qui il link), i lavoratori hanno ufficializzato che, dopo la manifestazione di lunedì contro il certificato verde, «il 15 ottobre ci sarà il blocco delle operazioni in porto».

E sulle dichiarazioni di D’Agostino, Stefano Puzzer, portavoce del Clpt, in un’intervista al Piccolo, ha ribadito: «Cosa avrebbe potuto fare il presidente? Continuare a lottare. Poteva andare avanti. Poteva stare al nostro fianco. Se per lui lottare significa dimettersi, che si dimetta. Come abbiamo scritto nel comunicato, quando Roma è andata contro il presidente, siamo stati dalla sua parte. Se lui non vuole fare altrettanto con noi, prendiamo atto. Arrivederci e grazie».

3. Il precedente tra il Presidente e i portuali

D’Agostino, nominato triestino dell’anno nel 2019, è per la seconda volta in due anni sul punto di lasciare. Ma le vicende sono molto diverse. Se nel giugno del 2020, di fronte alla sentenza dell’Anac che lo dichiarava decaduto dalla carica di presidente dell’Autorità per una presunta incompatibilità con la presidenza di Trieste Terminal Passeggeri, i portuali, con una indimenticabile manifestazione d’affetto (qui la cronaca della manifestazione), furono una cosa sola con il numero uno dello scalo, stavolta sono proprio loro, in piazza nei giorni scorsi con i No Green pass, ad averlo portato a un passo dall’addio. Ed è proprio confrontando le due situazioni che D’Agostino motiva le annunciate dimissioni. «Tengo troppo al sostegno dei lavoratori per non capire che non c’è più una comunione d’intenti e di visione tra quello che penso io e quello che pensano loro». 

Ma quella manifestazione a favore del presidente i portuali non l’hanno certo dimenticata. Freddissima  la conclusione della nota pubblicata sui social: «Ricordiamo al presidente che nel momento in cui lo Stato lo ha colpito, i portuali lo hanno difeso a spada tratta. Mentre ora che hanno deciso di difendere loro stessi e le altre categorie di lavoratori, D’Agostino con le sue dimissioni dimostra di non voler lottare al loro fianco. Gli auguriamo buon lavoro e gli porgiamo i più cordiali saluti».

4. La disponibilità delle aziende: pronte a pagare i tamponi

Le aziende che operano nel porto di Trieste sono disposte a pagare i tamponi ai lavoratori fino al 31 dicembre prossimo. Lo hanno comunicato le stesse aziende al termine di un incontro con il Prefetto, Valerio Valenti, e il segretario generale dell'Autorità portuale del Mare Adriatico Orientale, Vittorio Torbianelli. Tra gli operatori presenti, c'erano spedizionieri, agenti marittimi e terminalisti.

Anche l’Agenzia del lavoro per il porto di Trieste è pronta a pagare i tamponi agli addetti sprovvisti di Green pass. «Abbiamo già informato i lavoratori di Alpt che utilizzeremo fondi per rimborsare i lavoratori sprovvisti di Green pass vaccinale del costo del tampone. Non vogliamo una guerra tra lavoratori - si legge in una nota - ma desideriamo il lavoro per tutti».

5. Perché i lavoratori non sono d’accordo ai tamponi gratuiti 

Nonostante la disponibilità delle aziende a fare i tamponi e l’appello di D’Agostino al governo per una deroga che riguardasse i portuali, il Clpt ha deciso di andare avanti con la protesta: «Non vogliamo nè Green pass, nè tamponi». Per il comitato è «una questione di diritti che non può riguardare solo i lavoratori portuali». 
 

6. Le possibili conseguenze (soprattutto economiche)

Si tratta per cercare un compromesso. Ma di tempo ce n’è molto poco. Sarà solo un episodio simbolico, ma il fatto che la carovana della Formula 1 impegnata nel Gran Premio di Turchia sia passata all’andata per Trieste e al ritorno per Marsiglia fa capire quanto la questione sia anche, se non soprattutto, di reputazione.

Una chiave di lettura è data da Enrico Samer, imprenditore portuale e presidente della Samer&Co Shipping (Qui l’intervista completa): «In verità i primi danni concreti causati dal ventilato blocco del porto si stanno vedendo già adesso. Da un paio di giorni tanti camionisti, invece di imbarcarsi per arrivare a Trieste attraverso l’autostrada del mare che parte dalla Turchia, preferiscono mettersi in marcia via terra per arrivare piuttosto che correre il rischio di ritrovarsi bloccati venerdì nel nostro porto. Insomma, il blocco ci sta facendo perdere traffico prima ancora di essere attuato».

7. Il sistema può davvero sostenere la richiesta di tamponi per tutti? No. 

Organizzazioni sindacali, associazioni dei datori di lavoro e l’Azienda sanitaria giuliano isontina hanno fatto presente ieri al prefetto Valerio Valenti «l’oggettiva impossibilità» per tutti i lavoratori non vaccinati di effettuare tamponi a causa delle difficoltà del sistema sanitario (farmacie comprese) di far fronte alle richieste.

Rimarcata, anche dall’Asugi, «l’oggettiva impossibilità per tutti i lavoratori non vaccinati di effettuare tamponi a causa delle difficoltà del sistema sanitario di corrispondere alle richieste, unica alternativa normativamente prevista per richiedere il rilascio della certificazione verde».

8. Cosa dicono i politici
Stessa linea di pensiero per i due candidati sindaco di Trieste: giù le mani da Zeno D’Agostino. Roberto Dipiazza e Francesco Russo non hanno dubbi e, dopo le minacciate dimissioni da parte del numero uno dell’Authority, parlano chiaro: lui difende gli interessi dello scalo e stiamo con lui. 

Roberto Dipiazza ci tiene a sottolineare che «D’Agostino non fa le leggi, ma le applica, esattamente come il sindaco. Va spiegato bene alle persone - rimarca Dipiazza - che l’obbligo di Green pass non è una scelta che spetta a me o al presidente del Porto, ma è una disposizione nazionale». Anche lo sfidante Francesco Russo, sullo scontro tra lavoratori portuali e Authority sull’obbligo di certificazione verde, è netto: «se le posizioni non cambieranno, anche la mia sarà molto chiara. Sto con Zeno D’Agostino»

Stessa posizione anche per Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera e già governatore del Friuli Venezia Giulia: «Sono estremamente preoccupata. Spero che alla fine prevalga il buon senso perché bloccare il porto significa bloccare l’economia di Trieste, della Regione e del Paese in un momento in cui c’è assoluto bisogno di ripartire». 

Sul “caso” D’Agostino è intervenuto anche il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, che già nei giorni scorsi si era occupato di questi temi, in particolare della possibilità di ricorrere ai tamponi in autosomministrazione. "Spero che ci sia buon senso da parte di tutti - ha detto - e che non ci siano radicalizzazioni che danneggerebbero tutti i cittadini, l'economia e il lavoro. Stiamo cercando di superare una pandemia e se ce la stiamo facendo è merito della campagna vaccinale" (Qui la video intervista)

Dalla parte dei lavoratori portuali, invece, Matteo Salvini (a Trieste per sostenere Di Piazza). Il leader della Lega ha dichiarato che «chi non ha il Green pass non può essere lasciato a casa senza lavoro e senza stipendio, e i lavoratori del Porto di Trieste hanno preso una posizione. Il lavoro deve essere sacro e garantito per tutti».

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