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Gorizia, mascherine e finestre aperte, ecco come il Consiglio comunale tornerà in Municipio

Gaggioli, Tucci e Picco davanti al palazzo municipale Foto Marega

L’allestimento costerà 1.900 euro per la prima riunione, 1.100 per le altre. Bocciata l’ipotesi teatro Verdi

GORIZIA «Proveremo a riunirci in presenza nella sala consiliare. Spero sin dalla prossima seduta, ma c’è tutta una serie di prescrizioni da osservare e costi da sostenere».

A tracciare una sintesi dell’assemblea dei capigruppo allargata al segretario generale, al responsabile della sicurezza e al dirigente ai Lavori pubblici è il presidente del Consiglio comunale, Luca Cagliari. Sul tavolo le due proposte formulate dai tecnici per abbandonare la modalità delle riunioni in videoconferenza, attraverso la piattaforma “Gomeeting”, tornando alla presenza in aula. «Sì, sono stati due gli scenari descritti dai tecnici. Il primo contemplava l’utilizzo del teatro Verdi per le riunioni consiliari. Costi? Cinquemila euro per pagare il service, la sanificazione, il riscaldamento, il servizio dei vigili del fuoco più altre spese. Senza dimenticare che bisogna adattarsi, ovviamente, agli appuntamenti previsti dal calendario degli spettacoli».

La seconda opzione, che è stata, poi, quella preferita, prevede il ritorno nella sala consiliare, andando ad utilizzare anche i posti riservati al pubblico. «In tal caso, andrebbero però esclusi tutti gli assessori senza diritto di voto e i tecnici che parteciperebbero a distanza. Sarebbe una sorta di modalità mista. Costi? 1.900 euro per la prima seduta, 1.100 per quelle successive. Anche in questo caso, le spese - annota Cagliati - sono determinate dall’utilizzo di un service, sanificazione e impianto aerazione da mettere a norma per coronavirus. Nelle prossime ore, sarà pronto il protocollo anti-Covid per la sala consiglio». Cagliari sottolinea che il tema e le prospettive possibili hanno finito con lo scatenare «scontri e anche qualche polemica sterile, ma la gran parte dei capigruppo presenti - sottolinea il presidente del Consiglio - si è espressa a favore della soluzione 2, ovvero il ritorno nella sala consiliare con tutte le prescrizioni che prevedono, fra l’altro, l’utilizzo della mascherina e le porte e le finestre aperte».

Quindi, si può abbozzare una tempistica? «Ora, chiaramente, si dovranno attendere i tempi tecnici, ma forse - conclude Cagliari - siamo arrivati ad una soluzione che, in ogni caso, prevede complicazioni per una gestione non semplice. A breve proveremo». Il presidente del Consiglio aggiunge un’ ulteriore specifica legata alla seconda soluzione.

«Ci potremmo affidare ad un service per 1.400 euro al mese per contratto di 3 anni più 3 e, dopo, le attrezzature resterebbero di proprietà del comune. In alternativa, si può acquistare subito l’attrezzatura per 100.000 euro e ottenere il supporto sempre per 6 anni. L’intenzione, in tal caso, sarebbe di imputare questo importo al fondo Covid-19 legato a questi interventi entro fine anno da rendicontare».

Ma c’è un distinguo. Non secondario. Costituito dalla posizione di Fratelli d’Italia. A spiegarla l’assessore comunale Francesco Del Sordi. «Sia chiaro: pure noi siamo favorevoli al ritorno in presenza purché non ci siano spese folli da sostenere. Invito anche a considerare che le sedute in sala consiliare, così come prefigurate, sarebbero un calvario con le finestre aperte (e non andiamo verso l’estate bensì verso l’inverno) perché non c’è il ricircolo dell’aria. Capitolo costi. Sarebbe necessaria una variazione di bilancio per pagare le sedute in presenza: in questo caso, sarebbe obbligatorio fare un prelievo dal fondo di riserva perché quello che stiamo vivendo, come tutti hanno ben capito, non è certamente un periodo di vacche grasse. Qualcuno dice che questi sono i costi della democrazia, ma anche la serietà e la coerenza hanno un prezzo». C’è poi il siluro finale. «E poi, mi chiedo: ma è possibile che si debba mettere in piedi tutta questa organizzazione per dare la scena solo a qualche primadonna?».

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