I volontari di ieri, la rete di oggi Cest, 50 anni di opera sociale

Il mezzo secolo della realtà nata per dare una nuova prospettiva di vita ai ragazzi disabili 

la ricorrenza



Era l’ottobre del 1971: sette anni dopo avrebbe preso il via la rivoluzione basagliana. Intanto però nasceva, su iniziativa di un gruppo di cinque famiglie, il Centro educazione speciale Trieste (Cest), con l’obiettivo di dare una risposta concreta, nella vita di tutti i giorni, a quei ragazzi con disabilità importanti - soprattutto cognitive, tra cui ritardi gravi, sindrome di down, autismo - «che non venivano accettati nemmeno nelle scuole speciali» e «per i quali, una volta terminati questi istituti, a 13 anni, non si sapeva come gestire il dopo».

Sono passati 50 anni e il Cest ha fatto passi da gigante, diventando una delle realtà di riferimento a Trieste in campo sociale, capace di supportare le famiglie attraverso nove servizi ad hoc che accompagnano oggi un’ottantina di utenti nella loro quotidianità. Grazie a 73 operatori, finanziamenti pubblici e donazioni, sono nati infatti quattro centri diurni, altrettante comunità e un centro per la formazione e l’autonomia. A ricordare bene l’avvio dell’associazione è uno dei fondatori - e oggi presidente - cioè Maurizio Pessato, che è noto ai più come vicepresidente della società di ricerca di mercato e di opinione Swg.

«Era l’epoca in cui bisognava dare un’opportunità ai ragazzi che avevano delle disabilità affinché potessero socializzare e fare attività sportive – racconta – e quindi in maniera volontaria si formò un gruppo di famigliari in veste di volontari. Eravamo cinque e organizzammo il primo soggiorno estivo nel 1973 a Ovaro. Erano le prime notti in cui i ragazzi si allontanavano da casa e ricordo che le famiglie facevano un po’ di fatica a fidarsi e a lasciarceli, ma poi passò».

Dopo alcuni anni di volontariato «la Provincia, che aveva la competenza sugli “handiccapati”, come li chiavano all’epoca, ha notato il nostro lavoro – continua Pessato – classificandolo positivamente e avviando quindi una convenzione con noi. E furono assunti i primi “animatori”».

Il Cest così è cresciuto. «Eppure quella volta non pensavamo nemmeno a crescere – spiega il presidente – e le esigenze erano tante. Ma quella comunità di genitori, allora, ha fatto molto, anticipando quello che oggi viene definito il “Dopo di noi”».

Il Cest ha anche avviato delle battaglie sociali, come aggiunge Maja Tenze, presidente uscente della Circoscrizione Altipiano Ovest e, soprattutto, direttrice del Cest, «sia per i diritti per le persone con disabilità sia opponendosi al manicomio per bambini a Cormons, ad esempio, e ha affiancato la lotta basagliana».

La prima comunità nacque nel 1987. I primi utenti furono Claudio, Giorgio e Nelda, che ancora oggi continuano a vivere all’interno del Cest. «Venivano dal Reparto cronici cerebropatici del Burlo – spiega Tenze – dove erano collocate queste persone, le cui famiglie non riuscivano a gestirle, o che una famiglia non ce l’avevano proprio. Era impensabile all’epoca farle uscire dall’ospedale, perché rimanevano lì a vita».

Nonostante il grande lavoro portato avanti in questi anni, resta ancora molto da fare. Su due fronti in particolare. «Stiamo cercando di capire a chi passare il testimone – spiega Pessato – all’interno del nostro consiglio d’amministrazione». Ma si lavora anche sul piano normativo, per cui «chiediamo che ci sia una programmazione generale, che integri la legge “Dopo di noi” e per utilizzare le risorse al meglio, rivedendo quindi la legge regionale 41 del 1996. Per questo stiamo lavorando con la Regione, dove ci è stato garantito che il prossimo anno inizieranno a lavorare sulla programmazione integrata».

Ma ci si dà da fare, quindi, per dare anche un futuro ai ragazzi pure da un punto di vista lavorativo, affinché possano esserci maggiori possibilità, per loro, nel mercato del lavoro. E senza discriminazioni.—



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