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Carso, landa ingrata: cimitero di guerra, città di lapidi, gigantesca foiba, eppure “casa mia”

Ciascuno ha il suo Carso. Per qualcuno è un bicchiere di vino ferruginoso, nero e aspro come una notte balcanica, «tipo addentare una ringhiera». Agli occhi di un certo numero di locali qualcosa di ancora più complicato

TRIESTE «Vuoi portare la gente a camminare in Carso per una settimana? Ma tu sei matto! Chi vuoi che ci venga? Un posto così triste, pieno di morti, senza vere montagne, grigio, e poi quel vento...». Così mi dissero anni fa alcuni amici del centro e del sud Italia. A dire il vero anche alcuni amici carsolini rimasero perplessi. «Ma coss' te ghe vol far veder tuti quei giorni? Portili in osmiza piutosto e po' andè al bagno a Barcola e ve fazè una de sardoni».

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