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Auto cappottata nel canale: il conducente era rincasato

Il tratto dove si è verificata la fuoriuscita di strada fra Mossa e Capriva Foto Roberto Marega

Soccorritori e vigili del fuoco alla ricerca dell’automobilista. Si temeva il peggio Poi si è scoperto che era nella sua abitazione. A recuperarlo i suoi familiari

Stava percorrendo l’arteria secondaria, piuttosto stretta e tutta curve, che corre “parallela” alla strada regionale 56 e collega Mossa a Capriva del Friuli. Ad un certo punto, per cause che sono al vaglio delle forze dell’ordine, è uscito di strada in un fossato vicino e l’automobile, una Fiat Tipo, si è capottata. A notare la presenza di quella vettura alcuni automobilisti di passaggio che hanno immediatamente dato l’allarme: peraltro, l’automobile era visibile nonostante l’oscurità della notte, perché erano state azionate le quattro frecce.

Immediati sono scattati i soccorsi poco prima delle 24, nella notte fra domenica e lunedì. Il problema era che, all’interno dell’abitacolo, non c’era nessuno. A quel punto, sono scattate le capillari ricerche del “misterioso” automobilista. I vigili del fuoco, che temevano che chi era al volante fosse rimasto schiacciato sotto l’autovettura cappottata, l’hanno capovolta. Ma niente: nessuna traccia dell’automobilista. Le ricerche, poi, hanno abbracciato un determinato raggio attorno alla zona dell’incidente ma tutti gli sforzi non hanno avuto alcun esito. C’era la vettura capottata con le quattro frecce azionate ma, attorno, nessuno.

Sembrava un piccolo giallo. In piena regola. A quel punto, è stata fatta una verifica sul proprietario dell’auto, facendo i doverosi approfondimenti sulla targa. E dopo lunghe ricerche e verifiche si è potuto risalire all’identità del potenziale automobilista coinvolto nell’incidente. A quel punto, le forze dell’ordine hanno bussato alle porte di casa di un lucinichese. Era nell’abitazione, in buone condizioni. Non si capisce il motivo di questo comportamento quantomeno curioso ma che ha avuto l’effetto di mettere in allarme i soccorritori. L’uomo si è fatto portare a casa dai familiari, mentre i soccorritori lo cercavano affannosamente, temendo fosse capitato il peggio.

E la memoria non può che andare ad un altro incidente, dai contorni molto simili, che si verificò nel dicembre di un anno fa sulla rotonda di Sant’Andrea, a Gorizia. Allora, un automobilista lombardo perse il controllo di un’Audi Q7 e il mezzo finì nella scarpata, dopo un volo di una decina di metri. Il Suv scavalcò il guardrail e si fermò a una manciata di metri dall’asse autostradale (l’A34 Gorizia-Villesse) e da una vasca di fitodepurazione. Il fondo stradale era molto viscido e, in quel momento, c’era anche la nebbia. Subito, un’anomalia. C’era l’auto, molto danneggiata, ma non c’era nessuno all’interno né nelle immediate vicinanze. E questo finì con l’alimentare la preoccupazione dei soccorritori e dei militari dell’Arma. In realtà, il giallo si era risolto nell’arco di un paio di ore perché l’automobilista stesso aveva contattato i carabinieri, spiegando che aveva lasciato lì il suo suv perché era in una sorta di “stato confusionale”. Era stato sottoposto anche alla prova dell’alcoltest che, però, aveva dato esito negativo.

Non guidava, questo venne accertato, in stato di ebbrezza.Fra.Fa.

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