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Trieste, soldati romani e gladiatori a passeggio per le vie del centro

La rassegna “Legiomania a Tergeste” ha avuto nel museo civico Winckelmann a San Giusto la sua base. Con qualche puntata altrove

TRIESTE Soldati romani e gladiatori in azione, tra le vie del centro e nell’area verde del Civico museo “Winckelmann” a San Giusto. Succede nell’arco di “Legiomania a Tergeste”, la manifestazione promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Trieste e allestita nel fine settimana in collaborazione con la Wavents Events di Venezia.

Trieste, gladiatori in azione al Castello di San Giusto

Un copione oramai consolidato. L’epica militare dell’antica Roma, coniugata a frammenti di prassi sociale, per tre giorni ha tenuto banco in chiave di archeologia sperimentale, un canale dove la filologia non può essere virtuale e determina senza appello la ricerca sul campo. Il museo Winckelmann ha rappresentato la “casa madre” dell’evento ma non sono mancate le incursioni in pieno centro, tra i gazebo di stampo elettorale e la gente intenta a godersi il classico “liston”. Capita così di assistere a una sfilata animata da legionari romani e gladiatori, due anime del ramo marziale che storicamente non hanno vissuto rapporti sempre idilliaci ma che anche nella mattinata di ieri, quasi da “separati in casa”, hanno saputo animare i tratti di piazza della Borsa e via Einaudi.

La Roma dei centurioni è stata portata in scena dai figuranti della Legio I Italica, protagonisti di una dimostrazione di tattiche e tecniche in auge nelle campagne belliche, alcune delle quali ancora in uso dalle forze dell’ordine nelle operazioni di piazza. Accanto al rigore dei legionari, ecco la cifra epico–romantica dei gladiatori, qui riproposta dalla scuola bergamasca “Ard Dimicandi”, fondata e diretta da un pioniere come Dario Battaglia, attivo in veste di “lanista” (insegnante) e di divulgatore. Tra gli emuli di Russel Crowe spuntano anche due donne. Si chiamano Elisa di Milano, professione editor, e Natalia, originaria di Cordoba in Spagna, impiegata in un call center. Mostrano con orgoglio i segni evidenti su gambe e braccia dell’addestramento ma rivendicano con un sorriso soprattutto la loro passione, quella di «vivere la storia, studiarla e saperla trasmettere». Anche con lancia e scudo.

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